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	<description>Studi sulle Piccole Imprese e la Green Economy. P IVA/CF : 9013902027 Tutti i diritti riservati. Credits: www.interacom.it</description>
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		<title>PMI e accesso al credito: il punto di vista della BCE</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 07:04:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ennesimo allarme lanciato dalla Banca Centrale Europea sulla situazione di accesso al credito da parte delle Piccole e Medie Imprese. La pubblicazione della sesta relazione denominata “indagine sull’accesso ai finanziamenti delle piccole e medie imprese dell’area euro” traccia scenari non troppo rassicuranti per le PMI. Tale relazione, sviluppata in collaborazione con la Commissione Europea e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ennesimo allarme lanciato dalla Banca Centrale Europea sulla situazione di <strong>accesso al credito</strong> da parte delle <strong>Piccole e Medie Imprese</strong>. La pubblicazione della sesta relazione denominata “<strong>indagine sull’accesso ai finanziamenti delle piccole e medie imprese dell’area euro</strong>” traccia scenari non troppo rassicuranti per le PMI. Tale relazione, sviluppata in collaborazione con la Commissione Europea e ripetuta semestralmente è disponibile pubblicamente sul sito della stessa BCE.</p>
<p>Negli scorsi sei mesi l’istituto centrale ha registrato un incremento della <strong>domanda di finanziamenti</strong> da parte delle Piccole e Medie Imprese a cui ha fatto da contraltare un peggioramento delle cosiddette <strong>condizioni di accesso al credito</strong> (tassi e scadenze).</p>
<p>Il campione riguarda, ovviamente, imprese di tutta l’area euro comprendendo, quindi, anche le grandi imprese mettendo in evidenza le differenze tra le due macrocategorie di aziende e le diverse esigenze di cui si fanno portatrici. Come di consueto, nel rapporto, viene riservato un focus specifico alle condizioni di finanziamento delle PMI europee.</p>
<p>I principali aspetti che emergono dalla relazione vedono un aumento delle <strong>richieste di finanziamenti</strong> da parte, in particolare, delle piccole imprese dell’area euro. Come anticipato, a diminuire, invece, sono le possibilità di accedere al credito. Si registra infatti un crollo della <strong>disponibilità di finanziamenti</strong> tramite il sistema bancario dal 14% al 20%.</p>
<p>Le condizioni di accesso al credito risultano essere al centro dell’attenzione degli imprenditori europei come testimoniato dal fatto che il 17% del campione lo ritiene il principale problema dell’impresa. Tale impressione è confermata anche dall’aumento del <strong>tasso di rigetto</strong> che è passato dal 10% dello scorso semestre al 13% di quello analizzato.</p>
<p>In definitiva, ciò che viene messo in luce dal rapporto e che rende allarmante la situazione è che le richieste non sembrano essere legate a necessità di finanziamenti per nuovi investimenti, aumenti di produttività o del cosiddetto capitale lavoro quanto piuttosto a carenze di <strong>liquidità</strong> <strong>corrente</strong> o addirittura in via precauzionale in vista di un ciclo economico visto in continuo indebolimento.</p>
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		<title>La simbiosi industriale è il futuro della green economy?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 07:47:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un nuovo strumento per controbilanciare gli effetti negativi della crisi economica, senza dimenticare la tutela dell’ambiente, può essere ricercato nella condivisione di risorse. La proposta arriva dai ricercatori di Enea, che hanno ideato la “simbiosi industriale”, ovvero una nuova strategia produttiva che punta agli scambi di risorse, includendo tra queste gli scarti e i sottoprodotti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo strumento per controbilanciare gli effetti negativi della crisi economica, senza dimenticare la tutela dell’ambiente, può essere ricercato nella <strong>condivisione di risorse</strong>. La proposta arriva dai ricercatori di <strong>Enea</strong>, che hanno ideato la “<strong>simbiosi industriale</strong>”, ovvero una <strong>nuova strategia produttiva che punta agli</strong><strong> </strong><strong>scambi di risorse</strong>, includendo tra queste gli scarti e i sottoprodotti, <strong>tra due o più industrie</strong>. Il concetto è contenuto all’interno del dossier &#8220;<strong>Sostenibilità dei sistemi produttivi</strong>&#8220;, un dossier sugli strumenti e sulle tecnologie realizzati dall&#8217;Enea per uno <strong>sviluppo economico green</strong>. L’obiettivo è quello di promuovere una cultura che abbracci il modello della <strong>green economy</strong>, facendo cogliere ai diretti interessati i <strong>benefici ambientali ed economici</strong> di tale approccio produttivo.</p>
<p>La simbiosi industriale punta a ridurre ai minimi termini il <strong>consumo di materie prime</strong>, le <strong>emissioni inquinanti</strong> e la <strong>produzione di rifiuti</strong> (con conseguenti minori oneri di smaltimento), ma anche a<strong> </strong>una contrazione dei<strong> costi di approvvigionamento delle risorse e dell’energia</strong>. Enea <strong>ha già avviato in Sicilia un progetto pilota</strong> a riguardo, rinominato “Ecoinnovazione Sicilia”, che prevede, tra le altre cose, la realizzazione nella Regione della <strong>prima piattaforma di simbiosi industriale italiana</strong> e di condivisione e scambio di risorse tra imprese.</p>
<p>&#8220;Parlare della green economy significa parlare di un processo in atto già da qualche anno in molte economie mondiali, in primo luogo in quelle dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong>, oggetto di grande attenzione mediatica, in quanto il cambiamento verde dei modi di progettare e produrre è sempre più spesso visto come principale via d&#8217;uscita dalla crisi economica mondiale che stiamo vivendo&#8221; ha dichiarato Giovanni Lelli, commissario dell’agenzia, ricordando che &#8220;il tema della green economy, che sarà al centro della <strong>Conferenza ONU Rio+20</strong>, non deve essere associato solo ad alcuni settori dell&#8217;economia, ma deve essere inteso come un nuovo sistema socio-economico che si realizza con strumenti e tecnologie innovative&#8221;.</p>
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		<title>Indice di Green Economy 2012: analisi settoriale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 07:14:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo l’Indice di Green Economy 2012 realizzato da Fondazione Impresa sulla base di 21 indicatori relativi ai settori energia, imprese, agricoltura, turismo, edilizia, trasporti e rifiuti, le regioni più “green” d’Italia sono Trentino Alto Adige, Toscana e Umbria. Il Trentino Alto Adige svetta da solo in testa alla classifica, staccando di molto la 2° Toscana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l’<strong>Indice di Green Economy 2012 </strong>realizzato da <strong>Fondazione Impresa</strong> sulla base di 21 indicatori relativi ai settori energia, imprese, agricoltura, turismo, edilizia, trasporti e rifiuti, le <strong>regioni più “green” d’Italia</strong> sono <strong>Trentino Alto Adige</strong>, <strong>Toscana</strong> e <strong>Umbria</strong>. Il Trentino Alto Adige svetta da solo in testa alla classifica, staccando di molto la 2° Toscana e la 3° Umbria, mentre i fanalini di coda nella corsa alla green economy sono Campania (18°), Sicilia (19°) e Puglia (20°).</p>
<p><strong>ENERGIA</strong> | Rispetto al settore energia, le regioni del Centro e del Nord esprimono le migliori performance. <strong>Valle d’Aosta</strong>, <strong>Trentino Alto Adige</strong> e <strong>Umbria</strong> presentano la maggiore percentuale di <strong>energia elettrica da fonti rinnovabili </strong>(rispettivamente 100,0%, 91,9% e 55,3% sulla produzione totale). Rispetto al <strong>risparmio energetico certificato con i Titoli di Efficienza Energetica </strong>si comportano meglio le regioni del Centro e del Sud, con <strong>Toscana</strong>, <strong>Umbria</strong> e <strong>Puglia</strong> prime in classifica.</p>
<p><strong>IMPRESE E PRODOTTI</strong> |Rispetto al settore imprese e prodotti, le regioni che presentano le migliori performance sono quelle del Centro e del Nord. In particolare, <strong>Trentino Alto Adige</strong>, <strong>Toscana</strong> e <strong>Marche</strong> sono prime per <strong>diffusione di licenze ECOLABEL</strong> e <strong>Valle d’Aosta</strong>, <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> e <strong>Molise</strong> sono prime per <strong>certificazioni ISO 14001</strong>.</p>
<p><strong>AGRICOLTURA</strong> | Nel settore agricoltura, le regioni che esprimono le migliori performance sono quelle del Centro e del Sud. <strong>Calabria</strong>, <strong>Basilicata</strong> e <strong>Sicilia</strong> detengono il primato nell’<strong>indice di imprenditorialità bio</strong>, rispettivamente con 335,1, 238,6 e 164,5 operatori nel biologico ogni 100 mila abitanti. <strong>Calabria</strong>, <strong>Sicilia</strong> e <strong>Lazio</strong> sono prime per <strong>superficie agricola destinata alle colture biologiche</strong> mentre gli <strong>allevamenti biologici</strong> sono più diffusi in <strong>Sardegna</strong>, <strong>Valle d’Aosta</strong> e <strong>Sicilia.</strong> <strong>Marche</strong>, <strong>Trentino Alto Adige</strong> e <strong>Umbria</strong> sono prime per diffusione di <strong>punti vendita bio</strong>.</p>
<p><strong>TURISMO</strong> | Nel settore turismo, le regioni che mostrano le migliori performance sono quelle del Nord e del Centro. Tutte le regioni del Nord, tranne la Liguria, occupano i primi posti della classifica sulla <strong>densità di piste ciclabili</strong> e <strong>Toscana</strong>, <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> ed <strong>Emilia Romagna</strong> sono le più virtuose in tema di <strong>coste non balneabili per inquinamento</strong>. Rispetto alla <strong>diffusione di alloggi agri-turistici</strong>, tuttavia, le performance migliori sono espresse dalle regioni del Centro e del Sud. <strong>Umbria</strong>, <strong>Marche</strong> e <strong>Molise</strong> sono le regioni più virtuose, rispettivamente con 6,8, 4,8 e 4,0 alloggi agri-turistici ogni 10 mila arrivi.</p>
<p><strong>EDILIZIA</strong> | Nel settore edilizia, le regioni che esprimono le migliori performance sono quelle del Nord e del Centro. Le regioni del Nord coprono tutte le prime otto posizioni nell’indicatore <strong>sulle detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici</strong> e, rispetto alla <strong>potenza installata solare-fotovoltaica in Conto Energia su edifici</strong>, al 1° e al 3° posto si collocano di nuovo il <strong>Trentino Alto Adige</strong> e il <strong>Friuli Venezia Giulia</strong>, rispettivamente con 160,5 e 62,4 KW di potenza installata ogni 1.000 abitanti. Tra queste, si inserisce al 2° posto la regione delle <strong>Marche</strong> (66,8 KW/1.000 abitanti).</p>
<p><strong>TRASPORTI</strong> |Nel settore mobilità, sono le regioni del Sud a mostrare nel complesso le migliori performance. Rispetto alle <strong>emissioni di CO2 da trasporti</strong>, <strong>Campania</strong>, <strong>Basilicata</strong> e <strong>Calabria </strong>presentano i risultati migliori. Per quanto riguarda la <strong>diffusione di autobus</strong>, le regioni più virtuose sono <strong>Basilicata</strong> e <strong>Molise</strong>, con oltre 3 autobus ogni 1.000 abitanti, contro una media nazionale di appena 1,6, e in <strong>Liguria</strong>, <strong>Lazio</strong> e <strong>Campania</strong> è più alta la percentuale di <strong>utenti di mezzi pubblici </strong>sul totale delle persone che usano i mezzi di trasporto. Rispetto alla <strong>dotazione di parcheggi di corrispondenza</strong> vanno meglio, invece, le regioni del Centro-Nord e, in particolare, <strong>Lazio</strong>, <strong>Emilia Romagna</strong> e <strong>Toscana</strong>.</p>
<p><strong>RIFIUTI</strong> | Rispetto al settore rifiuti sono le regioni del Nord e del Centro ad avere i comportamenti più virtuosi. <strong>Trentino Alto Adige</strong>, <strong>Veneto</strong> e <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> sono prime per <strong>raccolta differenziata</strong>, rispettivamente con il 57,8%, 57,5% e 49,9% di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani, contro una media nazionale del 33,6% e valori che scendono al 7,3% in Sicilia. <strong>Lombardia</strong>, <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> e <strong>Veneto</strong> presentano i valori più bassi di<strong> rifiuti smaltiti in discarica</strong>, rispettivamente il 6,7%, 14,5% e 22,0%, contro una media nazionale del 48,0% e regioni come la Sicilia e il Molise che sfiorano il 90%.</p>
<p><a href="http://www.fondazioneimpresa.it/wp-content/uploads/2012/05/Comunicato-Stampa_Indice-di-green-economy-20123.pdf">Comunicato Stampa_Indice di green economy 2012</a></p>
<p><a href="http://www.fondazioneimpresa.it/wp-content/uploads/2012/05/Indice-di-green-economy-2012.pdf">Indice di green economy 2012</a></p>
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		<title>VIII rapporto Unicredit piccole imprese</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 07:11:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblicato l’ottava edizione del Rapporto Unicredit Piccole Imprese dal titolo “Le aggregazioni di rete: modello vincente per la sostenibilità e lo sviluppo delle imprese italiane”. La ricerca muove su otto fronti. Il primo è volto a delineare il contesto congiunturale in cui si trovano le Piccole e Medie Imprese. I risultati da tale punto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Pubblicato l’<strong>ottava edizione del Rapporto Unicredit Piccole Imprese</strong> dal titolo “<strong>Le aggregazioni di rete: modello vincente per la sostenibilità e lo sviluppo delle imprese italiane</strong>”. La ricerca muove su otto fronti. Il primo è volto a delineare il contesto congiunturale in cui si trovano le <strong>Piccole e Medie Imprese</strong>. I risultati da tale punto di vista evidenziano una crescita media delle PMI italiane inferiore rispetto ai concorrenti esteri causata apparentemente da una forte <strong>concentrazione proprietaria</strong> e dalle <strong>gestioni familiari</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il secondo driver dell’analisi è legato all’<strong>indice di fiducia</strong> delle piccole imprese (fatturato inferiore a 5 milioni di euro) elaborato dalla stessa Unicredit. Tale indicatore registra un calo generalizzato della fiducia rispetto al periodo precedente soprattutto da parte dei piccoli imprenditori senza che vi siano grosse distinzioni a livello geografico sul territorio italiano.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Le <strong>reti d’impresa </strong>sembrano essere una strada percorribile secondo un numero crescente di imprenditori italiani anche se restano da definire modalità e tempi per l’attuazione concreta di network strutturati o addirittura istituzionalizzati.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Vengono, inoltre, analizzati i fattori di contesto tipici dell’attuale scenario economico in paragone con il resto dell’Europa. Ciò che sembra emergere è un parziale fallimento o quantomeno una scarsa attualità del concetto di <strong>distretto</strong>, superato dalla necessità di affrontare e confrontarsi con <strong>sfide globali</strong> sia in termini di competitor che di filiera produttiva. Fattori, questi che spingono verso l’adozione di sistemi di rete anche grazie all’introduzione nel nostro Paese del <strong>Contratto di Rete</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il concetto viene stressato anche nella parte successiva del Rapporto, in cui si evidenziano i vantaggi di metodi tradizionali ed innovativi di fare sistema quali la <strong>cooperazione agroalimentare e le organizzazioni di produttori agricoli, la progettazione integrata di filiera nell’ambito dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR) regionali, i distretti rurali e agroalimentari di qualità e, appunto, i recenti Contratti di Rete</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Emerge, quindi come le sfide della globalizzazione e le problematiche collegate all’attuale crisi economica abbiano portato all’attenzione degli imprenditori l’importanza della collaborazione in rete delle piccole e medie imprese, modello d’eccellenza e scommessa per il futuro per far fronte a quelle debolezze tipiche delle nostre PMI rafforzandone conoscenze e competenze.</span></p>
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		<title>Indice di Green Economy 2012: riscossa del Centro, ma il Trentino Alto Adige svetta in testa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:21:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo l’Indice di Green Economy 2012 realizzato da Fondazione Impresa sulla base di 21 indicatori relativi ai settori energia, imprese, agricoltura, turismo, edilizia, trasporti e rifiuti, le regioni più “green” d’Italia sono Trentino Alto Adige, Toscana e Umbria. Il Trentino Alto Adige svetta da solo in testa alla classifica, staccando di molto la 2° Toscana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l’<strong>Indice di Green Economy 2012 </strong>realizzato da <strong>Fondazione Impresa</strong> sulla base di 21 indicatori relativi ai settori energia, imprese, agricoltura, turismo, edilizia, trasporti e rifiuti, le <strong>regioni più “green” d’Italia</strong> sono <strong>Trentino Alto Adige</strong>, <strong>Toscana</strong> e <strong>Umbria</strong>. Il Trentino Alto Adige svetta da solo in testa alla classifica, staccando di molto la 2° Toscana e la 3° Umbria, mentre i fanalini di coda nella corsa alla green economy sono Campania (18°), Sicilia (19°) e Puglia (20°).</p>
<p><em>“Il dato più significativo che emerge dall’Indice di Green Economy 2012 – sostengono i ricercatori di Fondazione Impresa – sono gli ottimi risultati ottenuti dalle regioni del <strong>Centro</strong>: <strong>Toscana</strong>, <strong>Umbria</strong> e <strong>Marche</strong>, infatti, hanno ottenuto buoni piazzamenti, tanto da collocarsi nelle prime sei posizioni della classifica (rispettivamente <strong>2°</strong>, <strong>3°</strong> e <strong>6°</strong>). In generale, <strong>le regioni centrali e settentrionali si sono piazzate meglio delle altre</strong>, ad accezione della virtuosa Basilicata (7°) e di Liguria e Lazio, che invece si sono discostate dal comportamento virtuoso delle regioni del Centro-Nord, collocandosi nelle posizioni più basse<strong> </strong>della classifica (rispettivamente 16° e 17°).</em></p>
<p><em>Nel complesso – proseguono i ricercatori di Fondazione Impresa – le <strong>regioni del Nord</strong> sono più virtuose negli indicatori relativi ai <strong>comportamenti individuali</strong>, come l’<strong>edilizia </strong>e i<strong> rifiuti</strong>. Tutte le regioni del Nord coprono le prime otto posizioni nell’indicatore sulle detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici e Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna sono prime nella raccolta differenziata. Le <strong>regioni del Centro</strong> hanno espresso un significativo dinamismo negli indicatori relativi all’<strong>energia</strong> e all’<strong>agricoltura biologica </strong>(Umbria e Toscana sono rispettivamente 3° e 5° per produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili; Toscana e Umbria sono ai primi due posti per risparmio energetico certificato con i Titoli di Efficienza Energetica;<strong> </strong>Lazio, Toscana e Marche sono 3°, 4° e 5° per superficie agricola bio). Le <strong>regioni del Sud</strong> confermano il proprio primato nell’<strong>indice di imprenditorialità bio </strong>(con Calabria, Basilicata e Sicilia prime per numero di operatori nel biologico).</em></p>
<p><em>L’auspicio dei ricercatori di <strong>Fondazione Impresa</strong> è che la green economy possa rappresentare una <strong>strategia di uscita dalla crisi economica</strong>. Le imprese “green”, che, a seconda delle specificità regionali, possono contribuire alla produzione di valore aggiunto e alla creazione di nuova occupazione, hanno bisogno di <strong>politiche coerenti e lungimiranti</strong>, oltre che di misure capaci di dare rapidamente <strong>soluzione ai problemi cronici dell’impresa</strong> in Italia, come la troppa burocrazia, i ritardi nei tempi di pagamento e non da ultimo il fenomeno del credit crunch”.</em></p>
<p><a href="http://www.fondazioneimpresa.it/wp-content/uploads/2012/05/Comunicato-Stampa_Indice-di-green-economy-20122.pdf">Comunicato Stampa_Indice di green economy 2012</a></p>
<p><a href="http://www.fondazioneimpresa.it/wp-content/uploads/2012/05/Indice-di-green-economy-2012.pdf">Indice di green economy 2012</a></p>
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		<title>UE: ratificato il nuovo Protocollo di Göteborg</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 07:02:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nuovi accordi per il Protocollo di Göteborg, l’accordo che regola i limiti d’emissione per l&#8217;inquinamento atmosferico transfrontaliero in Europa, Stati Uniti e Canada, limitando l&#8217;azione di impianti industriali e veicoli a motore. Adottato il 30 novembre 1999, il Protocollo stabilisce gli standard nazionali per quattro elementi inquinanti: zolfo, ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovi accordi per il <strong>Protocollo di Göteborg</strong>, l’accordo che regola i limiti d’emissione per l&#8217;<strong>inquinamento atmosferico transfrontaliero</strong> in Europa, Stati Uniti e Canada, limitando l&#8217;azione di impianti industriali e veicoli a motore. Adottato il 30 novembre 1999, il Protocollo stabilisce gli standard nazionali per quattro elementi inquinanti: zolfo, ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili (COV) e ammoniaca, tutte sostanze in grado di esercitare i propri effetti negativi su suolo, vegetazione e acque a distanze di centinaia e migliaia di chilometri dal punto di emissione e spesso in paesi diversi da quelli in cui sono state prodotte.</p>
<p>Per rafforzare la <strong>strategia ambientale</strong> contro l’inquinamento transfrontaliero sono stati proposti e approvati nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni nocive: il nuovo testo del protocollo include ora nuovi impegni da raggiungere a partire dal 2020 e, per la prima volta, <strong>vincoli emissivi per le</strong><strong> polveri sottili</strong>. La Commissione europea spiega che i nuovi obiettivi del trattato vedranno, rispetto ai livelli del 2005, una riduzione delle emissioni UE di circa il 60% per lo zolfo, il 40% per gli ossidi di azoto, il 30% per i composti organici volatili, il 6% per l&#8217;ammoniaca e il 20% per il particolato.</p>
<p>Queste limitazioni sono state negoziate sulla base di valutazioni scientifiche degli <strong>effetti dell&#8217;inquinamento</strong> e sulle opzioni di abbattimento, senza trascurare l’<strong>impatto economico</strong> delle maggiori restrizioni. All’interno dell’accordo è stato inoltre inserito il monitoraggio del c.d.<strong> black carbon</strong> tra gli inquinanti atmosferici, soprattutto in virtù delle sue caratteristiche di climalterante. Quest’ultimo rappresenta un pigmento prodotto dalla combustione incompleta di prodotti petroliferi pesanti (principalmente carbon fossile e catrame).</p>
<p>Il protocollo stabilisce anche dei <strong>valori limite per specifiche fonti di emissioni</strong>, come gli impianti di combustione, di produzione di elettricità, le lavanderie a secco, le auto e i camion. L’accordo coinvolge Unione Europea, Stati Uniti, Norvegia e Svizzera, ma i negoziati hanno riguardato anche altri Paesi aderenti all&#8217;United Nations Economic Commission for Europe (<strong>UNECE</strong>), in particolare Russia, Canada, Ucraina e Georgia.</p>
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		<title>Primo trimestre 2012: i cali dell&#8217;ICT</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 07:10:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblicati i primi dati del 2012 relativamente al settore dell’Information &#38; Communication Technology (ICT). A fornire il quadro del primo trimestre è SIRMI, società di consulenza nei settori legati all’IT e la situazione non è delle più confortanti. Nella ricerca vengono presi in considerazione i principali attori del mercato italiano per quanto riguarda prodotti professionali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Pubblicati i primi dati del 2012 relativamente al <strong>settore dell’Information &amp; Communication Technology </strong>(ICT). A fornire il quadro del primo trimestre è <strong>SIRMI</strong>, società di consulenza nei settori legati all’IT e la situazione non è delle più confortanti. </span><span style="font-size: small;">Nella ricerca vengono presi in considerazione i principali attori del mercato italiano per quanto riguarda <strong>prodotti professionali e consumer</strong>. A livello aggregato i dati di fatturato e vendite appaiono in marcata flessione salvo per i prodotti più di tendenza.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">In particolare per quanto riguarda il segmento prettamente professionale risultano in calo le vendite dei cosiddetti <strong>Thin Client </strong>(sistemi caratterizzati dalla presenza di un cervellone centrale che gestisce tutte le applicazioni delle singole postazioni) che registrano una diminuzione di quasi il 20% sia a livello di fatturato che di unità vendute. In calo anche i <strong>Client</strong> veri e propri con una flessione nel primo trimestre di circa il 3% in termini di fatturato e un -13% in termini di vendite.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Per il segmento consumer e semi-professionale i dati non sono migliori. I <strong>notebook</strong> destinati al segmento consumer registrano un calo del 6% nel fatturato e del 10% nelle vendite mentre sono in lieve aumento gli acquisti di portatili per uso professionale (+4%). Gli <strong>Ultrabook</strong> sembrano essere la nuova tendenza anche se gli aumenti di volumi non sono ancora su livelli eccezionali mentre appaiono ormai superati i <strong>Netbook</strong> il cui mercato crolla di oltre il 70% sia per il fatturato che per le vendite. Infine, per quanto riguarda le postazioni <strong>desktop</strong> il calo è tra il 14% e il 18%.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">In netta controtendenza rispetto alla media di settore si rivelano i <strong>Tablet</strong> e le <strong>Workstation</strong>. I primi registrano un incremento ben al di sopra del 100% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente mentre le PC Workstation vedono aumentare vendite e fatturato di un incoraggiante 20%.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Dal punto di vista dei prezzi medi si registra un generalizzato aumento anche se a lievitare maggiormente sono i prezzi dei Tablet. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">A livello tendenziale, infine, le aspettative di SIRMI sono il leggero miglioramento anche se ci si attende un protrarsi nel calo dei consumi che si rifletterà inevitabilmente sui fatturati delle imprese del settore.</span></p>
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		<title>In aumento il patrimonio forestale italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 07:13:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi 20 anni il patrimonio forestale italiano è aumentato di circa 1,7 milioni di ettari, raggiungendo oltre 10 milioni e 400 mila ettari di superficie, con 12 miliardi di alberi che ricoprono un terzo dell&#8217;intero territorio nazionale. È quanto emerge dall&#8217;ultimo Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio (Infc) del Corpo Forestale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 20 anni il patrimonio forestale italiano è aumentato di circa 1,7 milioni di ettari, raggiungendo oltre 10 milioni e 400 mila ettari di superficie, con 12 miliardi di alberi che ricoprono un terzo dell&#8217;intero territorio nazionale. È quanto emerge dall&#8217;ultimo <strong>Inventario nazionale delle foreste</strong> e dei serbatoi di carbonio (Infc) del Corpo Forestale dello Stato presentato lo scorso 19 aprile a Roma alla presenza di <strong>Mario Catania</strong>, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, e <strong>Corrado Clini</strong>, ministro dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare. Insieme a tali dati, sono stati presentati anche i risultati dell&#8217;indagine sulla <strong>quantità di carbonio contenuto nei suoli forestali italiani</strong>.</p>
<p>Tale attività, come è spiegato in una nota di accompagnamento della Forestale, unica in Europa su così vasta scala, mette in evidenza come il suolo forestale svolga un ruolo fondamentale nello <strong>stoccaggio di carbonio organico</strong>, addirittura superiore a quello della parte epigea del bosco. La quantità di carbonio trattenuta nei tessuti, nei residui vegetali e nei suoli delle foreste, infatti, è pari a circa 1,2 miliardi di tonnellate di carbonio, corrispondenti a <strong>4 miliardi di tonnellate di CO2</strong>. Il 58 per cento di tutto il carbonio forestale è contenuto nel suolo (700 milioni di tonnellate), mentre quello accumulato nella vegetazione arborea e arbustiva è il 38 per cento.</p>
<p>Tali risultati sottolineano l’<strong>importanza dei suoli forestali</strong>, non solo per la loro funzione di <strong>difesa idrogeologica</strong>, di conservazione e <strong>tutela della biodiversità</strong> e di base per la produzione di legname, ma anche per la<strong> </strong><strong>mitigazione dei cambiamenti climatici in atto</strong>. Anche grazie all’incremento del patrimonio forestale si avvicinano i traguardi fissati dal <strong>Protocollo di Kyoto</strong>, ai quali il nostro Paese non è distante, avendo registrato una riduzione delle emissioni totali dei gas serra del 5,4% (a fronte di un impegno pari al 6,5%).</p>
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		<title>La crisi mette a dura prova i comportamenti green degli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 07:13:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;indice di sensibilità ambientale degli Italiani si attesta a quota 67%, in leggera flessione rispetto al 2008, ma comunque a livelli più che accettabili. E&#8217; quanto emerge dal settimo Rapporto MOPAmbiente (Monitoraggio Orientamenti e Politiche per l&#8217;Ambiente in Italia), che ha lo scopo di favorire la comunicazione ambientale tra istituzioni, imprese e cittadini. Il progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>indice di sensibilità ambientale degli Italiani </strong>si attesta a quota 67%, in leggera flessione rispetto al 2008, ma comunque a livelli più che accettabili. E&#8217; quanto emerge dal settimo <strong>Rapporto MOPAmbiente</strong> (Monitoraggio Orientamenti e Politiche per l&#8217;Ambiente in Italia), che ha lo scopo di favorire la comunicazione ambientale tra istituzioni, imprese e cittadini. Il progetto è stato avviato nel 2003 da <strong>RISL</strong> (Relazioni Istituzionali e Studi Legislativi), con il patrocinio del <strong>Ministero dell&#8217;Ambiente</strong>. L&#8217;indice di sensibilità ambientale sintetizza le risposte raccolte relative a quattro specifiche domande: Quanto frequentemente parla di ambiente e di ciò che può danneggiarlo con amici e colleghi? Quanto di frequente legge articoli o guarda programmi/servizi con argomento tematiche ambientali?  Quanto ritiene di essere attento verso l&#8217;ambiente? Quanto ogni singola persona può contribuire con il proprio comportamento a ridurre l&#8217;inquinamento ambientale?</p>
<p>Analizzando la serie storica dei risultati dell’indagine dell’istituto RISL, si scopre come è tra il 2007 e il 2008 che le <strong>tematiche ambientali</strong> vivono il loro momento migliore, mentre nel periodo dal 2005 al 2008 l’incremento è pressoché stabile. Dal 2008 in poi, con l’inizio della crisi e, fino al 2012, l’andamento è invece discendente, quasi a sostenere che la crisi economica e le difficoltà finanziarie di imprese e famiglie non lascino spazio agli argomenti “green” o comunque legati alle politiche ambientali. Naturalmente il ruolo della politica in questo contesto segue un andamento similare a quello dei cittadini:<strong> </strong>dal 68% del 2003 passiamo al 57% di oggi, dove l’ambiente lascia il posto a tematiche più pressanti di cui, secondo gli intervistati, le istituzioni italiane dovrebbero occuparsi.</p>
<p>Con riguardo al peculiare comportamento dei singoli emerge che<strong> </strong>l’uso della borsa della spesa è cresciuto del 22% (derivante in gran parte dall’obbligo di non utilizzare sacchetti di plastica). Anche quando si parla di riciclaggio la percentuale sale: dal 2009 ad oggi il 12% in più dei cittadini riutilizza e ricicla i materiali, grazie anche allo sviluppo dei servizi di raccolta e alla coattività di alcuni <strong>sistemi di raccolta differenziata</strong>. In linea generale l<strong>’</strong>impegno verso la <strong>tutela dell’ambiente</strong>, ancora oggi, emerge nel momento in cui viene imposto dalle leggi e, comunque, poco dipende dalle azioni del singolo.</p>
<p>Dal punto di vista socio-demografico, i giovani sono la categoria più attenta all’informazione, mentre le donne si attribuiscono una maggiore responsabilità individuale nel <strong>contrasto all’inquinamento</strong>. Anche i più comuni comportamenti virtuosi &#8211; risparmio di acqua ed energia, riciclo, riduzione dell’impatto ambientale delle singole azioni quotidiane – sono percentualmente in aumento.<br />
Risultano infine crescenti le aspettative nei confronti del sistema imprese, alle quali i cittadini chiedono prodotti sicuri e sani, equità nel trattamento dei collaboratori, nonchè il <strong>rispetto delle leggi in materia di ambiente</strong>.</p>
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		<title>Belluno, Trento e Pordenone le capitali del Nord Est sostenibile</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 09:13:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In occasione dei numerosi eventi dedicati alla sostenibilità e alla green economy che nei prossimi giorni avranno luogo in Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto, Fondazione Impresa ha realizzato un indice di sostenibilità ambientale dei comuni capoluogo del Nord Est, che ha visto sul podio Belluno, Trento e Pordenone. I punti di forza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dei numerosi eventi dedicati alla sostenibilità e alla green economy che nei prossimi giorni avranno luogo in Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto, <strong>Fondazione Impresa</strong> ha realizzato un <strong>indice di sostenibilità ambientale dei comuni capoluogo del Nord Est</strong>, che ha visto sul podio <strong>Belluno</strong>, <strong>Trento</strong> e <strong>Pordenone</strong>. I <strong>punti di forza della sostenibilità ambientale del Nord Est</strong> – sostengono i ricercatori di <strong>Fondazione Impresa</strong> – sono rappresentati dalla <strong>raccolta differenziata</strong>, dai <strong>bassi consumi domestici di acqua ed energia elettrica</strong>, dalla <strong>diffusione di piste ciclabili</strong> e di <strong>agriturismi e B&amp;B</strong>. Migliorabile è la produzione di rifiuti urbani (con Vicenza, Treviso, Padova, Rovigo e Venezia al di sopra della media nazionale di 609,5 Kg per abitante), il trasporto pubblico (solo Venezia e Trieste presentano valori superiori alla media nazionale di 228,6 passeggeri trasportati per abitante), la densità di verde urbano (con solo Belluno, Trento e Pordenone al di sopra della media nazionale di 106,4 mq per abitante) e i parcheggi di corrispondenza (con Pordenone, Treviso, Verona, Trieste e Gorizia al di sotto della media nazionale di 17,1 stalli di sosta ogni mille autovetture circolanti).</p>
<p>Nonostante alcuni punti di debolezza, nel complesso i comuni capoluogo del Nord Est presentano una <strong>forte propensione alla sostenibilità ambientale</strong>. L’auspicio dei ricercatori di <strong>Fondazione Impresa</strong> è che gli attori politici e socio-economici locali sappiano consolidare e trarre profitto dalle buone performance manifestate dal territorio, oltre che <strong>per la qualità della vita della comunità</strong> anche <strong>per lo sviluppo della green economy</strong> come strategia di uscita dalla crisi.</p>
<p><strong>RISULTATI SETTORIALI</strong> | Rispetto agli indicatori considerati, <strong>Pordenone</strong> si distingue per incidenza di <strong>raccolta differenziata</strong> sul totale dei rifiuti urbani, con il <strong>78,6%</strong>, contro una media nazionale del 31,7% e solo Trieste che fa peggio (20,6%). <strong>Belluno</strong> si distingue per la <strong>produzione di rifiuti urbani più bassa</strong> dei comuni considerati, con <strong>404,4 Kg per abitante</strong>, contro una media nazionale di 609,5 Kg e Padova, Rovigo e Venezia con oltre 700 Kg per abitante.</p>
<p>I <strong>comuni “risparmioni”</strong> sono <strong>Rovigo</strong>, dove si realizzano i <strong>minori consumi di acqua</strong> per uso domestico, con <strong>54,1 metri cubi per abitante</strong>, rispetto al più sprecone Udine (72,3), e <strong>Bolzano</strong>, dove si realizzano i <strong>minori consumi di energia elettrica</strong> per uso domestico (<strong>1.861 kWh per utenza</strong>), rispetto al più sprecone Treviso (2.448).</p>
<p><strong>Venezia</strong> si classifica al primo posto negli indicatori sul <strong>trasporto pubblico</strong>, con 647,8 <strong>passeggeri trasportati annui per abitante</strong> e sui <strong>parcheggi di corrispondenza</strong>, con 140 stalli di sosta ogni 1.000 autovetture circolanti; mentre è <strong>Padova</strong> il comune più virtuoso per diffusione di <strong>piste ciclabili</strong>, con <strong>148,6 Km</strong> di piste ciclabili ogni 100 Kmq di superficie comunale.</p>
<p><strong>Belluno </strong>si distingue per <strong>densità di verde urbano</strong>, con <strong>877,2 mq per abitante</strong>, contro una media nazionale di 106,4 e Rovigo che ne conta appena 12,8; mentre <strong>Rovigo</strong> risulta più virtuoso in termini di <strong>turismo sostenibile</strong> con l’<strong>85,5% di agriturismi e B&amp;B sul totale degli esercizi ricettivi</strong>.</p>
<p><a href="http://www.fondazioneimpresa.it/wp-content/uploads/2012/05/Comunicato-Stampa_Nord-Est-sostenibile.pdf">Comunicato Stampa_Nord Est sostenibile</a></p>
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