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La simbiosi industriale è il futuro della green economy?

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Un nuovo strumento per controbilanciare gli effetti negativi della crisi economica, senza dimenticare la tutela dell’ambiente, può essere ricercato nella condivisione di risorse. La proposta arriva dai ricercatori di Enea, che hanno ideato la “simbiosi industriale”, ovvero una nuova strategia produttiva che punta agli scambi di risorse, includendo tra queste gli scarti e i sottoprodotti, tra due o più industrie. Il concetto è contenuto all’interno del dossier “Sostenibilità dei sistemi produttivi“, un dossier sugli strumenti e sulle tecnologie realizzati dall’Enea per uno sviluppo economico green. L’obiettivo è quello di promuovere una cultura che abbracci il modello della green economy, facendo cogliere ai diretti interessati i benefici ambientali ed economici di tale approccio produttivo.

La crisi mette a dura prova i comportamenti green degli italiani

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L’indice di sensibilità ambientale degli Italiani si attesta a quota 67%, in leggera flessione rispetto al 2008, ma comunque a livelli più che accettabili. E’ quanto emerge dal settimo Rapporto MOPAmbiente (Monitoraggio Orientamenti e Politiche per l’Ambiente in Italia), che ha lo scopo di favorire la comunicazione ambientale tra istituzioni, imprese e cittadini. Il progetto è stato avviato nel 2003 da RISL (Relazioni Istituzionali e Studi Legislativi), con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. L’indice di sensibilità ambientale sintetizza le risposte raccolte relative a quattro specifiche domande: Quanto frequentemente parla di ambiente e di ciò che può danneggiarlo con amici e colleghi? Quanto di frequente legge articoli o guarda programmi/servizi con argomento tematiche ambientali?  Quanto ritiene di essere attento verso l’ambiente? Quanto ogni singola persona può contribuire con il proprio comportamento a ridurre l’inquinamento ambientale?

Green economy: nonostante la crisi, investimenti boom

Green economy

Secondo il Osservatorio congiunturale sulla piccola impresa green in Italia – realizzato da Fondazione Impresa su un campione di circa 400 piccole imprese (<20 addetti) operanti nei settori delle energie alternative, della protezione dell’ambiente, della certificazione e consulenza ambientale e del riciclaggio dei rifiuti – nonostante la recessione, le piccole imprese green hanno continuato ad investire e a credere nel settore. L’11,6% di queste, infatti, ha operato investimenti nel 2° semestre del 2011 e il 16,0% intende farlo nei primi sei mesi del 2012.

L’impatto ambientale delle principali importazioni italiane

Impatto ambientale

Market transformation – Sostenibilità e mercati delle risorse primarie” è il titolo del nuovo studio realizzato da WWF in collaborazione con il Sustainable europe research institute (SERI), realizzato in previsione del Summit mondiale Rio+20 sullo sviluppo sostenibile. L’indagine mira a evidenziare lo sfruttamento delle risorse naturali disponibili da parte dei grandi mercati internazionali: solo in Italia, le principali materie prime importate costano all’ambiente mezza tonnellata all’anno di risorse per ogni cittadino, equivalente a circa 8 miliardi di metri cubi di acqua utilizzati, a oltre 34 milioni di tonnellate di CO2 emesse in atmosfera e a 8,5 milioni di ettari di terra sottratti ad agricoltura e biodiversità.