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Prorogati ecobonus e agevolazioni per le ristrutturazioni

casa con classi energetiche

Con il Decreto Legge approvato l’ultimo giorno di maggio del 2013 trovano conferma le agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici e per le ristrutturazioni edilizie. Per quanto concerne le prime, “ecobonus”, dal 1° luglio 2013 le detrazioni fiscali vengono innalzate dal 55% al 65% e saranno valide fino alla fine del 2013; è prevista, inoltre, una estensione fino al 30 giugno del 2014 per gli interventi di carattere più importante che riguardano l’intero edificio (insistendo su almeno il 25% dell’involucro). Le seconde, agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie, vengono prorogate fino al 31 dicembre 2013 mantenendo invariata la percentuale di detrazione dall’IRPEF e il tetto di 96 mila euro degli importi che usufruiscono dello sconto. Un’importante novità riguarda l’estensione delle detrazioni anche all’acquisto dei mobili destinati all’arredo della casa ristrutturata, che fruiranno quindi di una detrazione IRPEF del 50% fino ad un tetto massimo di 10 mila euro. Il decreto legge, come si legge nel sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, “ha l’obiettivo di: promuovere il miglioramento della prestazione energetica degli edifici; favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici; sostenere la diversificazione energetica; promuovere la competitività dell’industria nazionale attraverso lo sviluppo tecnologico; conseguire gli obiettivi nazionali in materia energetica e ambientale”.

L’Italia guadagna in libertà economica

libertà economica

Dal 92° al 83° posto! L’Italia guadagna 9 posti nella classifica della libertà economica redatta dall’Heritage Foundation in collaborazione con The Wall Street Journal per il 2013. L’indice, che prende in considerazione 10 macrovariabili, evidenzia comunque le criticità italiane che si traducono in un posizionamento molto distante dai principali competitor europei. Si pensi che il Regno Unito è al 14° posto, la Germania al 19° e la Spagna al 46°; solo in qualche misura l’Italia si avvicina alla Francia che si posiziona comunque 29 posti più in alto in classifica. Il miglioramento da parte dell’Italia viene individuato con riferimento al mercato del lavoro (variabile labour freedom), alla spesa pubblica (government spending) e al grado di libertà negli investimenti. Questi risultati positivi contribuiscono all’incremento dell’indice complessivo di libertà economica (business freeedom) che sale da 58,6 del 2012 a 60,6 nel 2013. Anche se si tratta di un miglioramento di minima, l’effetto mediatico è comunque non trascurabile. Ed in effetti, il punteggio dell’Italia supera finalmente la soglia critica dei 60 punti, al di sotto della quale un paese viene considerato praticamente non libero dal punto di vista economico (addirittura represso se l’indice è inferiore a 50). Ecco come, secondo quanto elaborato dall’Heritage Foundation in collaborazione con The Wall Street Journal, l’Italia del 2013 è almeno un paese “moderatamente libero”.

Nel 2013 tempi di pagamento a 30 giorni per la PA

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L’Italia è stato il primo grande Paese a recepire con alcuni mesi di anticipo la Direttiva Europea sui pagamenti (il terzo in ordine di tempo dopo Cipro e Malta). Il termine per il recepimento della direttiva era fissato al 16 marzo 2013 ma con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo che recepisce la direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese (e tra Pubbliche Amministrazioni e imprese) viene attuata la delega conferita al Governo con l’articolo 10 della legge n. 180 del 2011 (Statuto delle imprese). La disciplina del decreto legislativo 9 novembre 2012, n.192 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15/11/2012) si applica ai contratti conclusi a partire dal 1° gennaio 2013. In particolare:

Piccole imprese venete nel tunnel della crisi

Piccole_imprese

Le piccole imprese venete sono ritornate nel pieno della recessione e il 77,4% di quelle intervistate da Fondazione Impresa dichiara di non essere uscita dalla crisi. Si tratta di una quota molto più elevata rispetto a quanto rilevato nel II semestre del 2011, quando le piccole imprese venete in crisi erano meno del 65%. Le piccole imprese venete soffrono comunque di meno rispetto a quanto si rileva per il Nord Est dove più di 8 piccole imprese su 10 (l’82,0%) stanno vivendo la crisi. Come emerge da questa indagine – commentano i ricercatori di Fondazione Impresa – la crisi sta colpendo duramente anche le aree più dinamiche e tale risultato si evince dalle difficoltà che stanno riscontrando le piccole imprese venete in tutti i principali settori economici. Considerando la crisi come un tunnel lungo 100 metri, le piccole imprese venete si ritrovano al metro 70,2 e retrocedono di 1,8 m rispetto a quanto registrato nel II sem del 2011. La magra consolazione – rimarcano i ricercatori di Fondazione Impresa – riguarda la performance meno negativa registrata dalle imprese venete rispetto alle altre realtà territoriali; infatti, nel tunnel della crisi sono più avanti i piccoli imprenditori veneti (70,2m) che si posizionano meglio del Nord Est (69,8m) ma soprattutto delle altre aree geografiche: le piccole imprese del Nord Ovest sono al metro 66,7 mentre nel Centro e nel Sud Italia non viene superata la soglia dei 60m. Nonostante le principali variabili economiche risultino in flessione le esportazioni delle piccole imprese venete e del Nord Est continueranno a crescere nella seconda parte del 2012 (+2,0% e +1,2% rispetto al I sem 2012); i mercati internazionali – richiamano i ricercatori di Fondazione Impresa – rappresentano attualmente l’unica valvola di sfogo per le piccole imprese venete e nordestine che con il loro contributo stanno limitando i danni di un anno di recessione. E alla crisi si aggiungono altre criticità: i tempi di pagamento sono ancora troppo elevati (in media 106,7 con la Pubblica Amministrazione e 85,6 con i privati). Il recepimento della Direttiva Europea sui pagamenti da parte dell’Italia prevede che dal 1° gennaio 2013 le imprese vengano saldate entro 30 gg o al massimo 60 gg; si tratta – per i ricercatori di Fondazione Impresa – di una boccata d’ossigeno per le piccole imprese anche se i tempi di pagamento sui crediti pregressi rimangono elevati.