Archivio di: ‘STAMPA’

Edilizia sostenibile, un traino per la crescita

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“Rispetto all’anno scorso, è aumentato l’interesse degli italiani nei confronti della classe energetica della propria abitazione. Secondo un’indagine di Fondazione Impresa, coloro che hanno ricercato informazioni a riguardo sono passati dal 25,4% al 34,4%. Di questi solo uno su quattro lo ha fatto per adempiere ad un obbligo di legge, mentre il 52,5% è stato motivato da un interesse personale. La riqualificazione energetica della propria abitazione è un tema di grande interesse: il 57,0% degli italiani, infatti, con piccoli accorgimenti o veri e propri interventi di riqualificazione, ha reso la propria abitazione più efficiente. Ci sono tutti i presupposti – sostengono i ricercatori di Fondazione Impresa – perché la green economy trovi nell’edilizia sostenibile un settore di traino. Per questo è necessario che continui il sostegno al settore, che non deve essere fatto solo di incentivi, ma anche di servizi di informazione e di assistenza pratica da offrire all’utente finale. Tranne alcune esperienze locali di successo, su questo fronte il Paese sembra essere ancora in ritardo”.

Rio+20: secondo gli italiani necessario puntare sulla green economy

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Puntare sulla green economy è necessario. Lo sostiene l’84,9% degli italiani, secondo i risultati di un’indagine realizzata da Fondazione Impresa su un campione di 600 soggetti e pubblicata in occasione dell’apertura di Rio+20, la Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Di questi, il 25,9% sostiene che è necessario puntare sulla green economy per favorire la ripresa economica e addirittura il 59,0% per contribuire alla protezione dell’ambiente. Sono pochi gli italiani che non ritengono necessario puntare sulla green economy: il 9,1% perché ritiene impossibile realizzare un’economia eco-sostenibile e appena il 6,0% perché farlo imporrebbe investimenti troppo elevati per le imprese e le istituzioni pubbliche. Quelle degli italiani sono soltanto dichiarazioni di principio? Sembra proprio di no.

L’agricoltura biologica nelle regioni italiane

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“Ciò che il Sud produce, il Nord trasforma, commercializza e consuma. È questa la caratteristica del biologico in Italia, dove il 62,7% dei produttori è ubicato al Sud e il 48,2% dei preparatori al Nord (dove è concentrato inoltre il 53,2% dei punti vendita biologici e il 71,8% dei consumi domestici di prodotti biologici confezionati). Nonostante lo storico squilibrio tra luoghi di produzione e luoghi di consumo, il comparto del biologico – sostengono i ricercatori di Fondazione Impresa – ha comunque retto alla crisi. Nel 2009, l’Italia ha infatti guadagnato la quarta posizione nella graduatoria europea dei fatturati da vendita di prodotti biologici. Ciò nonostante – proseguono i ricercatori di Fondazione Impresa – il settore del  biologico è ancora fragile e  necessita di vivere una fase di maggiore consolidamento: i record negativi e positivi di Basilicata e Sardegna (tra il 2009 e il 2010 la prima ha perso quasi il 60% dei propri operatori biologici e la seconda ne ha guadagnato quasi il 50%) inducono a pensare che i buoni risultati siano ancora troppo legati alla presenza o meno di un sostegno finanziario diretto. I finanziamenti vanno e vengono, ma gli operatori e le superfici coltivate dovrebbero quantomeno restare e possibilmente crescere”.

Credit crunch: soffrono le piccole imprese

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“L’indagine realizzata da Fondazione Impresa evidenzia che quasi una piccola impresa su due (il 43,3%) ha incontrato difficoltà nell’accesso al credito. Al Nord le piccole imprese hanno riscontrato maggiori difficoltà rispetto al Centro e al Mezzogiorno. Dai risultati emerge, inoltre, che nella maggioranza dei casi (57,1%) le piccole imprese richiedono credito per superare la fase di crisi e gestire la mancanza di liquidità. Le piccole imprese – secondo i ricercatori di Fondazione Impresa – necessitano di credito per gestire le operazioni quotidiane come il pagamento dei propri dipendenti, dei fornitori, delle imposte e il fenomeno del credit crunch è preoccupante perché rischia di minare la loro sopravvivenza. Nel Nord si registra una maggiore propensione a richiedere finanziamenti per investimenti rispetto alla media nazionale ed è singolare il caso del Nord Est dove si registra la maggior propensione al ricorso al credito per investimenti (38,7%) e, di converso, le più elevate difficoltà ad ottenere credito (48,2% vs il 43,3% della media nazionale). Questo aspetto limita – per i ricercatori di Fondazione Impresa – le prospettive di crescita e si auspica che il fenomeno del credit crunch venga mitigato con azioni a sostegno delle piccole imprese, il vero motore dell’economia reale del paese. I decreti ministeriali emanati per accelerare i pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni rappresentano comunque un primo passo per garantire liquidità alle piccole imprese e migliorare l’accesso al credito”.