Il passaggio verso un’economia più verde potrebbe generare tra i 15 e i 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo nei prossimi vent’anni e aiuterebbe decine di milioni di lavoratori ad uscire dalla povertà. Emerge da un nuovo rapporto dell’ILO (International Labour Organization) realizzato dall’Iniziativa per i Lavori Verdi, lo studio “Lavorare per uno sviluppo sostenibile. Opportunità di lavoro dignitoso e inclusione sociale nell’economia verde”, che sostiene che il numero di posti di lavoro creati dipenderà dall’adozione di una corretta combinazione di politiche volte a garantire lo sviluppo economico, il progresso sociale e occupazionale, rispettando i limiti delle risorse della natura sul pianeta.
Sempre dallo studio si evince che solo nell’UE, sono 14,6 milioni i posti di lavoro legati direttamente o indirettamente alla protezione della biodiversità e alla riqualificazione delle risorse naturali e delle foreste. Otto sono i settori maggiormente interessati in questo processo di transazione: l’agricoltura, l’industria forestale, la pesca, il settore dell’energia, l’industria manifatturiera ad alta intensità di manodopera, il riciclaggio dei rifiuti, le costruzioni e i trasporti.
Nei paesi in via di sviluppo, invece, gli investimenti internazionali di 30 milioni di dollari l’anno destinati a ridurre la deforestazione e il degrado delle foreste potrebbero aiutare a creare fino a 8 milioni di posti di lavoro in più a tempo pieno. Tra gli esempi citati dal rapporto, l’esperienza della Germania, in cui il programma di rinnovo edilizio per migliorare il risparmio energetico ha mobilitato 100 miliardi di euro in investimenti: grazie a questa operazione le bollette energetiche sono meno care, le emissioni di diossido di carbonio sono diminuite e sono stati creati circa 300mila posti di lavoro ogni anno. Anche l’Italia viene citata come esempio positivo: la detrazione fiscale delle spese per il risparmio energetico ha prodotto 17 miliardi di investimenti e 200 mila posti di lavoro.

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