Oltre 12.000 fallimenti nel 2011 in Italia

fallimenti-500x309

L’anno scorso in Italia è proseguita la crescita dei default di piccole e medie imprese, iniziata con la crisi congiunturale: si è arrivati a quota 12.094 (+7,4% rispetto al 2010), il massimo da quando è stata riformata la disciplina. Lo affermano i dati Cerved, secondo i quali per crack aziendali dal 2009 si sono persi oltre 300mila posti di lavoro. Nel corso del 2011 i fallimenti in Italia sono aumentati in tutte le forme giuridiche, con una crescita più sostenuta tra le società di capitali (+8,6% sul 2010) rispetto alle altre strutture societarie (+4,7%).

Nei primi tre mesi del 2012 sono state oltre 3.000 le procedure fallimentari avviate, +4,2% rispetto a gennaio-marzo dello scorso anno. Ogni giorno, pertanto, dell’anno in corso 33 imprese hanno portato i libri in tribunale. Per ottenere la liquidazione degli importi i creditori aspetteranno in media fino al 2021. Gli ultimi numeri sui default delle imprese italiane rilevati da Cerved Group fotografano ancora una volta la situazione di un sistema produttivo in forte difficoltà, su cui però pesano anche i costi insostenibili della lunghezza delle procedure: nel 2011, infatti, i tempi medi di recupero dei crediti sono stati pari a 8,6 anni.

Tra le imprese più penalizzate dalla crisi economica, ancora una volta ci sono quelle dell’Edilizia. L’andamento prosegue similmente a quanto osservato nel 2011, con un ritmo di fallimenti che raggiunge nel 2012 il +8,4% nei primi tre mesi dell’anno. Nel Terziario la crisi colpisce invece il 4,1% delle imprese in più rispetto allo scorso anno. Note positive invece per l’Industria, dove si registra un calo del -7,2% delle imprese in fallimento, pur rimanendo il settore con il più alto insolvency ratio, ovvero il numero di default ogni 10mila imprese: 9,8 punti contro una media del 5,5.

Per quanto riguarda la territorialità, il tasso di insolvenza più elevato è per l’Umbria, con nove fallimenti ogni diecimila imprese, dato su cui sembrano pesare soprattutto le difficoltà dell’area di Terni. All’estremo opposto la Basilicata, con un tasso di appena 2,2 default ogni diecimila imprese. Migliora la situazione invece nel Nord Est, dove i fallimenti sono scesi dell’8,8%, soprattutto per effetto del miglior andamento del Veneto (-12,3%) e dell’Emilia Romagna (-12,2%). L’aumento dei fallimenti è invece particolarmente intenso nel Centro Italia (+12,7%), maggiore rispetto alla media di Mezzogiorno e Isole (+6,5%) e Nord Ovest (+4,9%).

Lascia un commento

Devi effetuarel'accesso per scrivere un commento.