Alla luce dell’ultimo rapporto Eurostat sull’andamento dei sistemi fiscali dei paesi UE, l’Italia si conferma maglia nera in quanto a pressione fiscale su lavoratori e imprese all’interno dell’Europa, con una zavorra contributiva pari al 42,6% nel 2010 (42,3% nel 2009), contro una media del 34% nell’Eurozona e del 33,4% nell’UE27. Salgono invece nel 2012 le imposte sui redditi delle persone fisiche: in Italia pari al 47,3%. I dati sono stati recentemente diffusi da Eurostat e variano da un massimo del 56,6% pagato dagli svedesi al 10% dei bulgari; particolarmente elevato l’aumento dell’imposizione per gli spagnoli, passati dal 45% del 2011 al 52% di quest’anno.
La pressione fiscale sulle imprese italiane risulta stabile al 31,4% nel 2012: nel calcolo figurano IRES (al 27,5%), e IRAP, che essendo un tributo regionale non è unificato su tutta la Penisola, ma che nella media è di poco al di sotto del 4%. I dati dell’Istituto Europeo di Statistica sottolineano infatti come ci sia stata negli ultimi anni in Italia una forte concentrazione delle imposte sui redditi delle persone fisiche. In ogni caso, le tasse sulle imprese in Europa sono mediamente più basse di quelle italiane: al 23,5% nell’UE27, al 26,1% nell’Eurozona.
Il paese in cui il peso fiscale sulle imprese risulta più gravoso è la Francia (36,1%), anche se il programma del nuovo presidente Francois Hollande prevede una rimodulazione delle imposte. Al secondo posto in Europa si trova Malta (35%), seguita dal Belgio (34%). L’unico altro paese in cui le tasse sulle imprese sono più alte che in Italia è il Portogallo (31,5%). I regimi fiscali più favorevoli a livello impositivo sono invece Bulgaria, Cipro (entrambi al 10%) e Irlanda(12,5%).
Infine, Per quanto riguarda l’IVA massima applicata, la media dell’Eurozona è pari al 20%, che sale al 21% nell’UE 27 (stessa aliquota vigente in Italia), ma varia dal 15% del Lussemburgo al 25% di Svezia e Danimarca.

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