Non siamo adeguatamente informatizzati, navighiamo poco on line e non acquistiamo abbastanza nel Web, ma il nostro mercato elettronico vale quasi 10 miliardi di euro. Se si effettua un paragone con gli altri paesi europei l’Italia risulta indietro su banda larga e investimenti nell’Ict; da questo deriva anche una conseguenza sulla diffusione dell’e-commerce, sia da parte di chi vende, le aziende, che di chi compra, gli utenti. Il dato rivelato da Netcomm e dalla School of Management del Politecnico di Milano da questo punto di vista è quantomeno preoccupante: fino alla fine del 2011 le pmi che vendevano i propri prodotti online erano appena il 4%, mentre quelle che acquistavano tramite Internet solo l’11% (dati Eurostat).
Gli obiettivi dell’Agenda Digitale Italiana 2015 sembrano ora come ora irraggiungibili, fissando al 33% la quota minima in entrambi i casi. Quattro i target posti entro il 2015:
- acquisti online per il 50% della popolazione (media attuale europea 56%, media attuale italiana 49%);
- acquisti online all’estero per il 20%;
- vendite/acquisti online per il 33% delle PMI (media attuale europea vendite 12% e acquisti 19%; media attuale italiana vendite 4% e acquisti 11%)
Da un lato le pmi italiane non sembrano pertanto interessate a sviluppare il canale di vendita, mentre dall’altro questo scenario mostra margini di crescita incredibilmente interessanti. Basti pensare che, con riferimento al commercio elettronico, le importazioni in Italia rappresentano il doppio delle esportazioni. In questo senso, sembra quasi che ci sia una domanda consistente da parte del mercato, ma che a mancare sia proprio l’offerta.
Il Bel Paese si mostra inoltre ancora una volta in ritardo nell’alfabetizzazione digitale rispetto alla media europea: tra le fasce d’età 16-24 anni, utilizza la rete l’81% dei giovani, ben il 10% in meno rispetto ai cugini comunitari (91%), e di questi solo una porzione ridotta (15%) effettua acquisti online, contro una media europea del 43%. Da un confronto con gli altri Stati Membri, l’Italia appare quindi arretrata sia a livello di innovazione tecnologica e produttività, sia per quanto riguarda la competitività, l’efficienza e la diffusione della banda larga.

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