PMI e accesso al credito: il punto di vista della BCE

BCE sesta relazione

Ennesimo allarme lanciato dalla Banca Centrale Europea sulla situazione di accesso al credito da parte delle Piccole e Medie Imprese. La pubblicazione della sesta relazione denominata “indagine sull’accesso ai finanziamenti delle piccole e medie imprese dell’area euro” traccia scenari non troppo rassicuranti per le PMI. Tale relazione, sviluppata in collaborazione con la Commissione Europea e ripetuta semestralmente è disponibile pubblicamente sul sito della stessa BCE.

Negli scorsi sei mesi l’istituto centrale ha registrato un incremento della domanda di finanziamenti da parte delle Piccole e Medie Imprese a cui ha fatto da contraltare un peggioramento delle cosiddette condizioni di accesso al credito (tassi e scadenze).

Il campione riguarda, ovviamente, imprese di tutta l’area euro comprendendo, quindi, anche le grandi imprese mettendo in evidenza le differenze tra le due macrocategorie di aziende e le diverse esigenze di cui si fanno portatrici. Come di consueto, nel rapporto, viene riservato un focus specifico alle condizioni di finanziamento delle PMI europee.

I principali aspetti che emergono dalla relazione vedono un aumento delle richieste di finanziamenti da parte, in particolare, delle piccole imprese dell’area euro. Come anticipato, a diminuire, invece, sono le possibilità di accedere al credito. Si registra infatti un crollo della disponibilità di finanziamenti tramite il sistema bancario dal 14% al 20%.

Le condizioni di accesso al credito risultano essere al centro dell’attenzione degli imprenditori europei come testimoniato dal fatto che il 17% del campione lo ritiene il principale problema dell’impresa. Tale impressione è confermata anche dall’aumento del tasso di rigetto che è passato dal 10% dello scorso semestre al 13% di quello analizzato.

In definitiva, ciò che viene messo in luce dal rapporto e che rende allarmante la situazione è che le richieste non sembrano essere legate a necessità di finanziamenti per nuovi investimenti, aumenti di produttività o del cosiddetto capitale lavoro quanto piuttosto a carenze di liquidità corrente o addirittura in via precauzionale in vista di un ciclo economico visto in continuo indebolimento.

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