Nuovi accordi per il Protocollo di Göteborg, l’accordo che regola i limiti d’emissione per l’inquinamento atmosferico transfrontaliero in Europa, Stati Uniti e Canada, limitando l’azione di impianti industriali e veicoli a motore. Adottato il 30 novembre 1999, il Protocollo stabilisce gli standard nazionali per quattro elementi inquinanti: zolfo, ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili (COV) e ammoniaca, tutte sostanze in grado di esercitare i propri effetti negativi su suolo, vegetazione e acque a distanze di centinaia e migliaia di chilometri dal punto di emissione e spesso in paesi diversi da quelli in cui sono state prodotte.
Per rafforzare la strategia ambientale contro l’inquinamento transfrontaliero sono stati proposti e approvati nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni nocive: il nuovo testo del protocollo include ora nuovi impegni da raggiungere a partire dal 2020 e, per la prima volta, vincoli emissivi per le polveri sottili. La Commissione europea spiega che i nuovi obiettivi del trattato vedranno, rispetto ai livelli del 2005, una riduzione delle emissioni UE di circa il 60% per lo zolfo, il 40% per gli ossidi di azoto, il 30% per i composti organici volatili, il 6% per l’ammoniaca e il 20% per il particolato.
Queste limitazioni sono state negoziate sulla base di valutazioni scientifiche degli effetti dell’inquinamento e sulle opzioni di abbattimento, senza trascurare l’impatto economico delle maggiori restrizioni. All’interno dell’accordo è stato inoltre inserito il monitoraggio del c.d. black carbon tra gli inquinanti atmosferici, soprattutto in virtù delle sue caratteristiche di climalterante. Quest’ultimo rappresenta un pigmento prodotto dalla combustione incompleta di prodotti petroliferi pesanti (principalmente carbon fossile e catrame).
Il protocollo stabilisce anche dei valori limite per specifiche fonti di emissioni, come gli impianti di combustione, di produzione di elettricità, le lavanderie a secco, le auto e i camion. L’accordo coinvolge Unione Europea, Stati Uniti, Norvegia e Svizzera, ma i negoziati hanno riguardato anche altri Paesi aderenti all’United Nations Economic Commission for Europe (UNECE), in particolare Russia, Canada, Ucraina e Georgia.

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