La crisi economica ha effetti negativi sull’innovazione e sugli investimenti in sviluppo delle imprese italiane, ma la sinergia tra pubblico e privato può portare a risultati positivi. E’ quanto emerge dal Rapporto 2011 sull’innovazione della Fondazione Cotec, di recente divulgazione. Lo studio esamina e confronta lo stato della ricerca e dell’innovazione nel nostro Paese, rispetto ai principali paesi industrializzati: gli investimenti in R&S in Italia si discostano notevolmente da quelli di Regno Unito, Francia e Germania, che quasi vantano una dinamica in costante crescita, anche se in misura ridotta rispetto agli anni passati.
Le peculiarità del tessuto imprenditoriale italiano, composto essenzialmente da piccole e medie imprese con limitate capacità di investimento, non contribuiscono a creare un terreno fertile in quest’ambito. Negli ultimi tempi, tuttavia, emerge una tendenza in aumento alla collaborazione tra i diversi soggetti del mondo della ricerca (grandi imprese, Pmi, universita’ e centri di ricerca), che deve essere ulteriormente rafforzata attraverso rinnovate strutture che favoriscano le relazioni tra i diversi attori istituzionali.
La Penisola, come troppo spesso accade, risulta fanalino di coda tra i principali paesi europei in materia di investimenti in ricerca e sviluppo, con solo l’1,27% del PIL, dietro a Germania (2,82%), Francia (2,21%), Gran Bretagna (1,87%) e Spagna (1,38%).
Analizzando la composizione degli investimenti italiani in R&S per soggetto esecutore, dalle rilevazioni più recenti risulta ulteriormente ridotta la percentuale (già in precedenza piuttosto limitata) di imprese ed enti privati, che passa dal 55,4% del 2007 al 53,2% del 2009. In crescita invece la quota relativa alle università, raggiungendo nel 2009 il 32,4%, contro il 30,1% del 2007. Nello stesso periodo non registra variazioni di rilievo (14,4%) la quota di spesa in ricerca delle amministrazioni pubbliche.
Con riguardo all’articolazione regionale, nel 2008 il Piemonte continua a essere la regione italiana con il più elevato rapporto tra investimenti in ricerca e sviluppo e PIL, pari all’1,88% seguito da Lazio (1,79%), Friuli Venezia Giulia (1,37%), Campania (1,35%) ed Emilia Romagna (1,33%), che si collocano al di sopra la media nazionale. Agli ultimi posti della graduatoria, poco al di sotto della Puglia, si ritrovano Valle d’Aosta (0,61%), Sardegna (0,59%), Calabria (0,47%) e Molise (0,42%).

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