L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato un report per allertare i 34 paesi membri del dominio che si sta consolidando dei carburanti fossili nel mix energetico globale. Secondo lo studio “Environmental Outlook to 2050: the consequences of inactionâ€, a meno che non vengano introdotti significativi cambiamenti, le fonti fossili tra meno di 40 anni copriranno circa l’85% della domanda di energia, e senza politiche climatiche più ambiziose le emissioni climalteranti potrebbero crescere del 50% entro metà secolo.
A dispetto della recessione, secondo le stime OCSE il valore dell’economia mondiale per il 2050 sarà quasi quadruplicato. All’innalzamento della qualità della vita corrisponderà un aumento della domanda di energia (+80%), di cibo, i prelievi di risorse naturali, con conseguente distruzione degli habitat, impoverimento ecologico, inquinamento ed emissioni di gas nocivi. Di fronte a tale prospettiva, risulta necessario rendere più verdi l’agricoltura, la fornitura di acqua ed energia, l’industria. Anche la domanda di risorse idriche aumenterà del 55%, a causa della crescente richiesta del settore manifatturiero (+400%), delle centrali termoelettriche (+140%) e del comparto domestico.
Dopo aver esposto la gravità della questione, il dossier prova a suggerire delle azioni che negli anni a venire potrebbero dimostrarsi non prive di valore:
- Aumentare le tasse ambientali e rivedere i programmi di negoziazione delle emissioni, in modo da rendere più costoso l’inquinamento rispetto alle alternative più  ecologiche;
- Valorizzare i servizi per il patrimonio naturale dell’ecosistema, come l’aria pulita, l’acqua e la biodiversità per il loro valore reale;
- Sostituire i combustibili fossili e i sistemi di irrigazione inefficienti e dannosi per l’ambiente, sovvenzionando  l’innovazione ecologica per rendere la produzione inquinante più onerosa;
- Fornire sostegno pubblico ad investimenti in attività di R&S.

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