Dopo la Conferenza di Durban, che ha previsto di iniziare i negoziati per un nuovo trattato globale a partire dal 2015, lo sguardo è rivolto agli obiettivi da raggiungere e ad un futuro che sembra incerto, in vista di un accordo che abbia la funzione di rinnovare l’impegno preso con il Protocollo di Kyoto. Le associazioni ambientaliste ribadiscono la forza della green economy: secondo lo studio “Investire sul futuro: più posti di lavoro con un bilancio dell’Unione Europea più verde”, cui hanno preso parte WWF e altre ONG internazionali, se l’Europa investisse nell’economia verde potrebbe creare più posti di lavoro con meno risorse finanziarie. Per l’Italia, potrebbe rivelarsi un modo per uscire dalla crisi e investire nello sviluppo.
Nello specifico, secondo le stime contenute nell’indagine, investendo un miliardo di euro in infrastrutture sostenibili e programmi ambientali in agricoltura si potrebbero originare 29mila posti di lavoro. I nuovi occupati diventerebbero circa 52.700, invece, finanziando il settore delle energie rinnovabili, mentre altri 25.900 posti sarebbero disponibili nel settore risparmio energetico. Se invece fosse realizzato un “budget verde” dal prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020, con un inevstimento pari 14% del bilancio totale dell’UE, i quattro settori considerati (Energie Rinnovabili, gestione dei siti Natura 2000, Efficienza Energetica negli edifici e Trasporti Sostenibili) potrebbero creare e mantenere più di mezzo milione di posti di lavoro.
Oltre a stimare il potenziale sul mercato del lavoro dei comparti green, il report sottolinea l’assenza di una analisi costi-benefici, soprattutto dal punto di vista della generazione occupazionale, sugli investimenti effettuati finora da Buxelles. Una necessità, aggiungono gli ambientalisti, che è significativa anche per i singoli membri dell’Unione Europea.
20 febbraio 2012

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