L’industria europea presenta ancora significativi margini di miglioramento nella progettazione dei prodotti, che si tradurrebbero in consistenti risparmi stimati in 630 miliardi di dollari all’anno, cifra pari al 23% dell’attuale spesa in materie prime e a circa il 3,5% del PIL europeo, se solo le risorse venissero utilizzate in maniera più efficiente. Sono dati che emergono dal report “Towards the circular economyâ€, realizzato da McKinsey su commissione della Ellen MacArthur Foundation. Il documento introduce il concetto di economia circolare, che si riferisce a un sistema produttivo in cui le stesse risorse vengono utilizzate più volte, facendole girare attraverso il riutilizzo ed il riciclo, con conseguenti notevoli guadagni in efficienza.
Il modello si antepone a quello di economia lineare diffuso nel moderno mondo economico: mentre in quest’ultimo caso l’ottimizzazione delle risorse avviene verticalmente con processi di produzione – consumo – smaltimento, il concetto di circolarità fa in modo che le risorse vengano impiegate nel modo migliore, ovvero facendole durare il più a lungo possibile nel loro ciclo economico. L’idea è pertanto quella di una nuova concezione del prodotto, che in fase di progettazione non viene più considerato un rifiuto alla fine della sua vita utile, ma come qualcosa da riusare o riciclare.  Un modo nuovo di fare economia votato a risolvere, in parte, il problema dell’approvigionamento di materie prime che, come è noto, non sono infinite, e dall’altro lato a limitare la produzione di rifiuti da parte del sistema industriale.
Per citare qualche esempio contenuto nello studio, i costi produttivi di un telefono cellulare potrebbero essere ridotti del 50% se le aziende nella progettazione pensassero a rendere più facile il disassemblaggio dell’apparecchio una volta terminata la vita utile, e offrissero incentivi per la riconsegna. Se invece le lavatrici fossero date in leasing anziché acquistate, i consumatori riuscirebbero a risparmiare più del 30% del costo di ogni ciclo di lavaggio, mentre i produttori guadagnerebbero circa un terzo in più; con la diffusione di questo modello di business si disincentiverebbe infatti l’obsolescenza programmata e l’utente, anziché cambiare in 20 anni 5 lavatrici dalla vita utile di 2000 lavaggi, ne prenderebbe a leasing una sola che dura 10mila, per un risparmio di risorse pari a 180 kg di acciaio e oltre 2,5 tonnellate di emissioni di CO2 in meno.

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