Greenpeace ha recentemente stilato la classifica 2011 delle grandi aziende ICT più ecologiche. Sono presenti alcuni cambiamenti rispetto alle precedenti edizioni: primo fra tutti sono stati i nuovi criteri di valutazione impiegati. L’analisi è stata svolta su tre macroaree: energia, prodotti più “verdi”, sostenibilità ambientale dei prodotti. Ogni macroarea è stata a sua volta suddivisa in diverse classi: impegno a favore dell’energia pulita, efficienza energetica dei prodotti, scelta di evitare sostanze pericolose, utilizzo di materiali riciclati. In generale il rapporto annuale presentato dall’associazione valuta i criteri di sostenibilità con i quali le aziende tecnologiche producono, vendono e smaltiscono i propri prodotti.
La graduatoria, denominata “Guide to Greener Electronics”, vede al primo posto Hp – che negli ultimi anni ha ottenuto una serie di bonus di sostenibilità della produzione, inaugurato con i clienti un piano di sviluppo per l’uso di energia elettrica pulita e messo in campo risorse per contrastare la deforestazione – seguita da Dell. Le due aziende si sono così aggiudicate l’appellativo di “colossi dell’industria high-tech più verdi al Mondo”. Nokia le segue da vicino (la casa finlandese ha primeggiato negli ultimi tre anni) mentre Apple si sta avvicinando ai vertici della classifica, scalando cinque posizioni e balzando dal nono al quarto posto del ranking. La maglia nera è invece attribuita a Research In Motion (RIM, produttrice dei popolari Blackberry), la cui catena produttiva risulta essere la più inquinante in assoluto tra le aziende prese come campione per l’analisi.
La tecnologia è ormai parte integrante della nostra vita quotidiana. Con essa ci si riferisce abitualmente a tutto ciò che è software, hardware, microprocessori, senza mai soffermarsi a pensare al rapporto che questa ha con l’ecologia, il risparmio energetico o l’ecosistema. Lo studio condotto dalla fondazione mette in luce ancora una volta come il mondo tecnologico possa rappresentare per l’ambiente una forte minaccia se non opportunamente controllato da leggi in materia di inquinamento e dal buonsenso dei vertici aziendali, sulle cui spalle grava il peso di ogni decisione, sia positiva che negativa. Del resto dalla classifica si evince come neanche il gruppo meno inquinante riesca a raggiungere quota 6 punti, tradizionalmente associati ad un livello sufficiente su una scala che va da 1 a 10.
27 Gennaio 2012

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