Energy Roadmap 2050: l’UE fissa le linee-guida per un futuro energetico sostenibile

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Lo sviluppo in Europa di un settore energetico sicuro, competitivo e tendente alle emissioni zero è la strada intrapresa dall’Unione europea fin dalla definizione degli obiettivi 20-20-20 per il 2020 (riduzione del 20% delle emissioni inquinanti, riduzione del 20% dei consumi finali energia prodotta da fonti rinnovabili, incremento del 20% dell’efficienza energetica). Ora la Commissione Europea spinge lo sguardo oltre il 2020 lanciando l’Energy Roadmap 2050, presentata nel dicembre 2011. Il piano d’azione Ue per l’energia al 2050 rientra nella più generale tabella di marcia per la decarbonizzazione dell’intera economia europea introdotta a marzo 2011, con un target di riduzione dell’80% delle emissioni di CO2 entro la metà del secolo in corso.

Le proiezioni si basano su una serie di possibili scenari futuri tracciati ipotizzando l’adozione di diverse politiche in materia di efficienza energetica, rinnovabili e cattura e stoccaggio della CO2. L’individuazione delle diverse prospettive ha lo scopo di agevolare gli Stati membri nell’identificazione delle misure da adottare in materia di politiche energetiche. Lo studio è partito dal dato attuale del 10% di fabbisogno energetico coperto dalle energie rinnovabili, ed una ridotta certificazione energetica degli edifici. Nello specifico, sono stati elaborati 5 scenari alternativi: diversificazione tecnologica, alte fonti rinnovabili, recupero e stoccaggio del carbonio ritardato (carbon capture storage), alta efficienza energetica, basso nucleare.

Lo sforzo della Commissione è diretto soprattutto a comunicare la necessità e l’urgenza di investimenti nel settore energetico: spendere oggi significa per Bruxelles pagare meno domani, grazie ai risparmi conseguibili con l’efficienza energetica, alla riduzione della dipendenza dalle fonti fossili e in considerazione del costo dell’adeguamento ai cambiamenti climatici. Il Vicepresidente della Commissione UE Günther Oettinger ha inoltre dichiarato che, nel caso in cui non dovessero essere conseguiti progressi entro i prossimi tre anni, la Commissione potrebbe riprendere in mano la materia e stabilire regole obbligatorie per i Paesi membri.

Link a comunicato stampa

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