PMI: L’Impresa Rete come antidoto alla crisi

Le Reti di Impresa rappresentano forme di coordinamento di natura contrattuale tra imprese, destinate alle PMI che vogliono aumentare la loro massa critica e avere maggiore forza sul mercato senza doversi fondere o unirsi sotto il controllo di un unico soggetto. Le imprese si aggregano, quindi, per superare quei limiti strutturali che derivano dalle ridotte dimensioni e per collaborare alla realizzazione di progetti e obiettivi comuni. Si tratta di una tipologia negoziale di generale applicazione, suscettibile di impiego sia nell’ambito produttivo che in quello distributivo, altresì diretta al coordinamento dei due comparti. La funzione principale del contratto di rete è la definizione di regole dispositive attraverso cui le imprese, rimanendo indipendenti, possono realizzare progetti industriali comuni, diretti in particolare ad accrescere la capacità innovativa e la competitività.

La disciplina è contenuta nell’art. 3 della legge n. 33/2009, di conversione del d.lgs. 5/2009, come modificata e integrata dall’art. 1 della legge 99/2009 e dall’art. 42 del d.lgs. 78/2010, nel testo risultante dalle modificazioni apportate con la legge di conversione 122/2010.

Il contratto di rete è una figura che sta a metà tra negozio contrattuale e organizzazione; la rete non ha personalità giuridica – che rimane in capo alle singole società che ne fanno parte –  ma ha un patrimonio proprio ed è iscritta al registro delle imprese. L’accordo può essere stipulato da due o più imprese ed opera attraverso un programma da realizzarsi anche a mezzo di risorse conferite in un fondo amministrato da un organo comune. Costituisce un modello complementare a quello che realizza aggregazioni proprietarie tramite fusioni ed acquisizioni (è quindi un accordo di tipo non-equity) e consente una crescita per via contrattuale anche in presenza di una compagine proprietaria ristretta.

Le reti possono consentire alle filiere di subfornitura, lunghe e spesso collocate in diversi paesi, di realizzare forme di coordinamento migliori di quelle conseguibili attraverso contratti bilaterali. Esse presentano un’opportunità specialmente per le imprese che, non disponendo di forte potere di mercato, non riescono a conseguire sufficiente protezione rispetto ai vertici della filiera (fornitori), che godono tipicamente di una più forte concentrazione e di un conseguente maggior potere contrattuale.

La possibilità di unire risorse e competenze in attività di R&S, apre alle piccole imprese l’opportunità  di sviluppare internamente innovazioni tecnologiche di processo e di prodotto che prima venivano reperite nel mercato. Inoltre, la maturazione di un organigramma interno più ramificato e l’aumento del patrimonio conoscitivo del sistema rete possono portare ad una maggiore attrazione dei talenti nel capitale umano, problema alquanto diffuso nelle piccole imprese che attualmente sono ancora molto legate ad una (datata) visione di gestione familiare dell’azienda.

Lascia un commento

Devi effetuarel'accesso per scrivere un commento.