Dopo lo statuto del lavoratore, arriva lo statuto delle imprese. Declinazione dell’art. 41 della Costituzione italiana e dello Small Business Act europeo, lo statuto delle imprese mira a valorizzare e a sostenere le micro, le piccole e le medie imprese italiane.
Già entro il prossimo 16 marzo, la Camera dei Deputati potrebbe licenziare il Testo Unico che accorperà la proposta di legge bipartisan sullo Statuto delle Imprese e il disegno di legge annuale preparato nei mesi scorsi dai tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico.
Lo Statuto delle Imprese, presentato nel settembre 2009, mette tutti d’accordo sul ruolo che le imprese – e soprattutto le micro, le piccole e le medie imprese – hanno nel sistema economico italiano. Basti pensare che il 97.9% delle unità locali conta tra 1-19 addetti, dando occupazione al 62.8% degli addetti totali (dati ISTAT ASIA 2008).
La relazione che precede l’articolato dello Statuto ricorda quanto ebbe a dire il grande Carlo Maria Cipolla sul miracolo economico italiano, il cui segreto starebbe nella capacità di produrre all’ombra dei campanili cose utili che piacciono al mondo. Lo Statuto delle Imprese, attraverso i suoi 23 articoli, alcuni dei quali verranno rivisti alla luce del disegno di legge annuale del Ministero dello Sviluppo Economico, riguarda la totalità delle imprese, ma tende a valorizzare quelle di piccole dimensioni (MPMI) o quantomeno a sollecitare interventi adatti alla loro dimensione, colmando il tradizionale gap tra piccola e grande impresa (che come dice il disposto “è l’eccezione”). Lo Statuto intende snellire gli oneri burocratici, proporzionare le procedure di accesso ai sistemi degli incentivi o di public procurement alle piccole imprese, intervenire nelle politiche fiscali, oltre che incentivare l’imprenditoria femminile, giovanile, tecnologica e delle aree svantaggiate.
Di particolare importanza gli articoli:
- art. 4, che intende vincolare regioni, enti locali ed enti pubblici a una valutazione obbligatoria dell’impatto sulle MPMI delle loro iniziative legislative, regolamentari e amministrative;
- art. 5, che prevede un trattamento favorevole e semplificato per la nascita di nuove imprese;
- art. 7, che si pone come obiettivo quello di dare una seconda possibilità agli imprenditori in stato di insolvenza (come suggerito nello Small Business Act, http://www.fondazioneimpresa.it/archives/293);
- art. 12, che, nell’ambito del sostegno alla competitività delle imprese, prevede la garanzia di una riserva minima del 50% degli incentivi per l’internazionalizzazione e l’innovazione;
- art. 13, che interviene sui principi di tassazione da applicare alle imprese, ponendo un limite all’imposizione fiscale diretta e indiretta che complessivamente non può superare il 45% degli utili di impresa;
- art. 14, che intende sostenere l’imprenditoria femminile, giovanile, tecnologica e delle aree svantaggiate;
- l’art. 17, che istituisce una Commissione Parlamentare per le micro, piccole e medie imprese.
L’interesse nei confronti delle MPMI è ribadito anche dalla recente nomina del “Mister PMI” italiano, Giuseppe Tripoli.
http://www.fondazioneimpresa.it/archives/1157

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