E la piccola impresa occupa 6 addetti su 10

occupazione-450x300-2

Nel giorno della mobilitazione delle piccole imprese indetta da Rete Imprese Italia (18 febbraio 2014) è tutta la microimpresa italiana ad essere al centro dell’attenzione; una realtà imprenditoriale che sta vivendo una situazione difficile, resa ancora più aspra da alcuni nodi irrisolti che ne possono mettere a rischio la stessa sopravvivenza. Le piccole imprese sono ad esempio sfavorite da una burocrazia opprimente, da un livello di tassazione molto elevato e da costi energetici nettamente superiori rispetto alla media europea. Eppure nonostante tutte queste difficoltà le piccole imprese fino a 20 addetti impiegano il 57,5% degli occupati dell’industria e dei servizi. Scarica lo studio Analisi occupazione

Avviata procedura d’infrazione sui debiti PA

Italia ammonita

L’Italia non sta rispettando la Direttiva Europea sui pagamenti e la Commissione Europea ha avviato in data 3 febbraio 2014 la procedura di infrazione. Il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani ha affermato che il nostro paese è il peggior pagatore in Europa e, come annunciato nei giorni scorsi, si è reso necessario l’invio della prima lettera di fermo richiamo. L’Italia avrà a disposizione 5 settimane per dimostrare di avere rispettato la normativa europea per non incorrere in sanzione; solo in questo caso eviterà la messa in mora e l’avvio del meccanismo sanzionatorio che potrebbe quantificarsi in 3-4 miliardi di euro. In effetti, i ritardi dei pagamenti da parte delle Amministrazioni Pubbliche alle imprese sono troppo elevati e lontanissimi da quanto previsto dalla Direttiva Europea che impone 30 giorni di tempo (e solo in casi eccezionali 60 giorni). Si pensi che, nel caso della Sanità, alcune indagini (per esempio Assobiomedica) evidenziano tempi medi superiori ai 200 giorni.

Trentino in cima all’Indice di Green Economy. Sul podio Umbria e Marche

Mappa Indice Green Economy 2013

Secondo l’Indice di Green Economy 2013 realizzato da Fondazione Impresa, Trentino Alto Adige, Umbria e Marche sono le regioni più green d’Italia. In particolare, il Trentino Alto Adige (1° classificato) svetta da solo in cima alla classifica, totalizzando un punteggio (1,004) che stacca di molto quello totalizzato dalla 2° classificata Umbria (0,280) e dalla 3° classificata Marche (0,209). In via generale, la classifica stilata da Fondazione Impresa e pubblicata in anteprima su Corriere Economia del 20 gennaio 2014, restituisce la fotografia di un’Italia nella quale le regioni meridionali ottengono piazzamenti prevalentemente peggiori rispetto a quelle del Centro-Nord. Fanno eccezione l’Abruzzo (8° che migliora di 5 posizioni rispetto al 2012), solo in parte la Sardegna (11°) e la Basilicata (12°) che si posizionano meglio della Lombardia (13°) e la Liguria (15°) che si ritrova ancora dietro la Calabria (14°).

Ritardi pagamenti PA: ancora troppo elevati

iStock_000002576369XSmall

Secondo le rilevazioni del Cerved, pubblicate ne Il Sole 24 Ore di oggi, 10/12/2013, la situazione dei pagamenti della PA rimane critica. L’analisi condotta da Cerved riguarda le fatture emesse e scadute a fine giugno 2013 nei confronti della PA ed evidenzia come il 57% non sia ancora stato saldato. E nel 2013 i tempi medi di pagamento per gli Enti pubblici si attestano a 108 giorni, 51 gg in più rispetto a quanto pattuito e addirittura 78 gg rispetto a quanto previsto dal recepimento della Direttiva Europea sui pagamenti 2011/7. La questione dei ritardi di pagamento rimane quindi una situazione spinosa, ancora lontana da una piena risoluzione e che sta mettendo in difficoltà il tessuto produttivo italiano permeato da piccole e medie imprese. Anche l’indagine sui tempi di pagamento di Fondazione Impresa, pubblicata su Il Sole 24 Ore del 25/11/2013, conferma tempi di pagamento ancora molto lunghi che, nel caso di imprese fino a 20 addetti che operano con la PA,  si attestano a circa 4 mesi.

Ammontare debiti PA: ancora ignote le cifre

Debiti PA

Il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese sta procedendo ma sulla mappatura sullo stock di debito accumulato sino al 31/12/2012 non esistono ancora valide indicazioni. In effetti, secondo quanto previsto dal decreto legge 8 aprile 2013, n. 35 (convertito con modificazioni dalla L. 6 giugno 2013, n. 64), entro il 15 settembre del 2013 tutte le Amministrazioni Pubbliche dovevano comunicare l’elenco completo dei debiti certi,  liquidi  ed  esigibili,  maturati  alla  data  del  31/12/2012 nei confronti delle imprese. Tuttavia a più di due mesi dalla scadenza prevista, solo una quota parte delle Amministrazioni Pubbliche ha comunicato l’ammontare dei debiti al 2012; nella risposta ad una recente interrogazione parlamentare (21 novembre 2013) si legge che “con riferimento alla ricognizione al 31 dicembre 2012, alla data odierna risultano pervenute comunicazioni da parte di oltre 13.500 Amministrazioni (sulle circa 22.000 complessive), per un importo di circa 3,1 miliardi di debiti non ancora estinti”. Sugli importi finora comunicati c’è incertezza, specie poiché i dati sarebbero molto lontani da quanto emerso dall’indagine della Banca d’Italia che per il 2011 indica più di 90 miliardi di euro, così come da quanto stimato dall’Italia per le comunicazioni in ambito europeo (62 miliardi di euro per l’anno 2012, dati Eurostat).

La crisi morde ma le piccole imprese innovano

innovazione

Nonostante l’incertezza e il clima economico difficile che sta vivendo l’economia italiana, le piccole imprese manifatturiere (meno di 20 addetti) continuano ad innovare anche se con tassi inferiori rispetto agli anni precedenti. Secondo l’indagine sull’Innovazione di Fondazione Impresa, negli ultimi due anni (biennio 2012-2013) il 22,8% delle piccole imprese ha introdotto almeno un’innovazione, rispetto al 29,3% registrato nel biennio precedente (2010-2011), periodo che si era contraddistinto per una fase di lieve ripresa economica. La classifica dell’innovazione nella piccola impresa vede prevalere, anche se di poco, le realtà del Nord Italia: il 23,5% delle aziende nel Nord Ovest ha introdotto innovazioni, il 23,1% nel Nord Est mentre nel caso del resto d’Italia la propensione all’innovazione è stata leggermente inferiore (il 22,6% per il Centro Italia e il 22,0% per il Mezzogiorno)

Indagine pagamenti Fondazione Impresa: attese sempre maggiori

pagamenti

L’Italia è stato uno dei primi Paesi dell’Unione a recepire la Direttiva Europea sui tempi di pagamento che è entrata in vigore il primo gennaio del 2013, con l’intento di mitigare il problema dei ritardi dei pagamenti e di liquidità incontrati dalla piccole e medie imprese (PMI) con l’avvento della recessione. Tuttavia, nonostante gli sforzi legislativi, i tempi di pagamento sono nettamente superiori rispetto ai termini previsti dalla Direttiva (che prevede 30 giorni per la PA e 60 giorni per i privati) e la situazione, di fatto, non è migliorata. In effetti, secondo quanto emerge da un’indagine effettuata da Fondazione Impresa su un campione di circa mille imprese (con meno di 20 addetti) i tempi medi di attesa si attestano a 120,5 giorni nei rapporti con la Pubblica Amministrazione mentre per quanto riguarda le prestazioni verso i privati i tempi medi di pagamento sono pari a 87,8 giorni.Per quanto concerne i rapporti con la Pubblica Amministrazione, le imprese più sfavorite sono quelle che operano nei Servizi che attendono in media 137,7 giorni per il saldo di una fattura ma anche il comparto manifatturiero si trova in difficoltà: si tratta di 122,4 giorni di attesa per la piccola impresa manifatturiera e di 125 giorni per l’artigianato; invece le imprese commerciali “possono contare” su tempi di pagamento più brevi e sempre con riferimento ai rapporti con la PA le attese sono mediamente inferiori ai 60 giorni (57,5 per esattezza).

Il credit crunch dal III Osservatorio sul credito di Fondazione Impresa

soldi in rotazione

Negli ultimi 6 mesi (aprile 2013-settembre 2013) meno di 4 piccole imprese su 10 (36,3%) hanno fatto richiesta di finanziamenti. Si tratta di un dato in netto calo rispetto a quanto verificatosi nelle indagini precedenti e che evidenzia come il credit crunch sia generato non solo da un inasprimento delle condizioni bancarie (aumento difficoltà di accesso al credito) ma anche dalla riduzione delle richieste di finanziamento da parte delle piccole imprese. Nell’ultima indagine di Fondazione Impresa, che fa riferimento a quanto intervenuto nel periodo aprile-settembre 2013, si evince come più della metà degli imprenditori che hanno chiesto un finanziamento (il 53,9%) abbia incontrato difficoltà: nel 34,6% dei casi le difficoltà sono state meno ardue (“alcune difficoltà”) mentre nel 12,3% dei casi le piccole imprese si sono ritrovate di fronte a “molte difficoltà” e nel 7,0% dei casi il credito è stato addirittura negato (“impossibile ottenerlo”).

06/02/2014 – Tasso interesse Eurozona resta a 0,25%

Nemici-amici

La BCE lascia i tassi invariati allo 0,25%. Il costo del denaro rimane dunque al minimo storico ma non scende ancora così come pronosticato probabile nei giorni scorsi. In effetti, gli ultimi dati rilasciati dall’Eurostat sulla variazione dei prezzi al consumo (+0,7% a gennaio 2014) avevano indotto a pensare ci potesse essere spazio per una mini-riduzione dei tassi da parte della Banca Centrale Europea (di 0,10-0,15 punti percentuali) che non si è dunque verificata. In via generale il tasso di sconto dell’Area Euro è in linea con quello statunitense, la metà di quello britannico (il BOE pari a 0,50%) e più elevato di quello giapponese (BOJ) fermo da anni a 0,10%.