Nuova Sabatini raggiunta quota 2,3 miliardi

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Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico gli incentivi previsti dalla Nuova Sabatini stanno avendo effetti positivi. Le richieste di finanziamento da parte delle PMI sono salite a quota 2,3 miliardi di euro, un ammontare molto vicino al plafond messo a disposizione delle aziende che realizzano investimenti in macchinari, impianti, beni strumentali e attrezzature, hardware, software e tecnologie digitali (2,5 miliardi di euro). In particolare i risultati delle prime sette finestre mensili di prenotazione delle risorse (da aprile a ottobre nei giorni cha vanno dall’1 al 6 di ogni mese) evidenziano 7.594 domande presentate alle banche/intermediari finanziari che hanno dato luogo a una prenotazione di più di 1,24 miliardi di euro di finanziamento presso la Cassa Depositi e Prestiti e quasi 100 milioni di euro di contributi da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Si auspica quindi che, come previsto dal Decreto del Fare, il plafond venga esteso a 5 miliardi di euro in modo da consentire ad altre piccole imprese di usufruire del contributo in conto interessi. La Nuova Sabatini è infatti appetibile per le piccole imprese! Secondo una ricerca di Fondazione Impresa la Nuova Sabatini ha riscontrato un discreto successo tra le piccole imprese manifatturiere con meno di 20 addetti tant’è che a luglio 2014, a pochi mesi dal lancio avvenuto in aprile, il 4,6% delle imprese con meno di 20 addetti aveva fatto richiesta di incentivi per l’acquisto di macchinari, beni strumentali, hardware e software. In particolare, secondo gli intervistati, le richieste sono state maggiori nel Nord Est (6,8% degli intervistati) mentre Mezzogiorno e Centro Italia evidenziano quote inferiori alla media italiana (rispettivamente 3,9% e 1,6%). Scarica lo studio di Fondazione Impresa INDAGINE INNOVAZIONE 2014

Pagamenti PA troppo a rilento

pagamenti

I tempi di pagamento della PA stanno diminuendo? Si ma di troppo poco: nel I semestre del 2014 le piccole imprese italiane hanno atteso mediamente più di 100 giorni (107,5), tempistiche nettamente al di sopra di quanto previsto dalla Direttiva europea (30 gg.). In effetti, nel 2014, gli imprenditori hanno riscontrato solo una minima riduzione dei tempi di pagamento rispetto allo stesso periodo del 2013: di 13 giorni nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e di 5,4 giorni nei confronti dei privati; si tratta di miglioramenti che non hanno apportato benefici e che uniti alla stretta creditizia non hanno risolto i problemi di liquidità delle aziende. Questi i primi risultati dell’ultima indagine sui tempi di pagamento alle piccole imprese, elaborata da Fondazione Impresa su un campione di circa 1.000 imprese italiane e pubblicata in anteprima ne Il Sole 24 Ore del 10/11/2014. TEMPI PAGAMENTO OTT 2014

32,5 mld pagati dalla PA alle imprese

Immagine pagamenti 30 ott 2014

Secondo quanto pubblicato nel sito del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) prosegue lo sblocco del pagamento dei debiti della PA verso le imprese. Al 30 ottobre del 2014 risultano erogati ai soggetti creditori 32,5 miliardi di euro su un totale di circa 57 miliardi previsti. Si fa presente che si tratta di scaduti relativi al 2013 (o anni precedenti) per i quali il Governo si è impegnato a velocizzare i pagamenti attraverso alcuni strumenti rivolti a regioni, enti locali e imprese; in particolare, si tratta di anticipazioni di liquidità e della concessione di spazi finanziari relativamente al patto di stabilità interno e di procedure di certificazione e di cessione del credito. L’auspicio era quello che queste misure contribuissero, insieme all’applicazione della Direttiva Europea sui Pagamenti, alla riduzione dei tempi di attesa per le imprese. Tuttavia secondo alcune recenti indagini i tempi di attesa risultano ancora elevati e lontani dai 30 giorni previsti dalla Direttiva Europea. Per esempio nella sanità, per il comparto dei dispositivi biomedici i tempi di attesa si attestano mediamente a 181 giorni (dato di settembre 2014, fonte Assobiomedica) mentre dall’indagine sulle piccole imprese con meno di 20 addetti (fonte Fondazione Impresa) i tempi medi di attesa registrati da chi opera con la PA si attestano a 107 giorni, un dato quasi 4 volte più elevato rispetto a quanto previsto dall’Europa. Scarica l’indagine di Fondazione Impresa – TEMPI PAGAMENTO OTT 2014

Credit Crunch record in 3 anni

soldi in rotazione

Negli ultimi tre anni i finanziamenti alle piccole imprese in bonis (impieghi vivi) sono scesi di oltre 27 miliardi di euro passando da 174,6 mld di fine giugno del 2011 a 147,4 mld di euro di fine giugno 2014. Si tratta di una contrazione del credito alle piccole imprese progressiva e senza precedenti: l’intensità della diminuzione è stata molto accentuata in tutte le aree del Paese ma più netta nel Mezzogiorno dove gli impieghi vivi alle piccole imprese sono crollati del 17,7% in tre anni. Questi i risultati significati dell’Osservatorio di Fondazione Impresa. A livello regionale, l’andamento degli impieghi vivi negli ultimi 3 anni ha evidenziato diminuzioni molto più ampie in Molise (-27,9%) e Calabria (-20,9%). Tuttavia anche nelle principali regioni del Centro Italia la contrazione dei finanziamenti alle piccole imprese è stata significativa (Marche -20,7% e Umbria -18,0%). Si registrano, tra l’altro, variazioni particolarmente negative e più acute rispetto alla media nazionale (-15,6%) anche in Veneto (-17,0%) e in Emilia Romagna (-16,6%). V Osservatorio Credito FI

STRESS TEST – banche italiane solide

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Il sistema bancario italiano è solido. Con queste poche parole si possono riassumere i risultati della Comprehensive Assessment (valutazione approfondita) effettuata dalla Banca Centrale Europea (BCE) in collaborazione con le rispettive autorità nazionali di vigilanza. In estrema sintesi, sulla base delle informazioni disponibili a fine settembre 2014 – che dunque contemplano anche le misure adottate dalla banche italiane nel 2014 per rafforzare il capitale, (insieme ad altre misure straordinarie) emerge che: – solamente 2 banche italiane su 15 non passerebbero lo stress test per una carenza complessiva inferiore a 3 miliardi di euro; – di converso, le altre 13 banche, presenterebbero una eccedenza complessiva pari a 25,5 miliardi di euro.

Pressing UE su Italia

Lettera UE

Porta data 22 ottobre 2014 “l’attesa” lettera della Commissione Europea che richiede all’Italia di motivare entro pochi giorni le ragioni del mancato raggiungimento del pareggio di bilancio (previsto inizialmente per il 2015 e ora traslato al 2017) e dell’allentamento dello sforzo sulla riduzione del debito pubblico. Non si tratterebbe probabilmente di una bocciatura, ma di un dialogo necessario per rassicurare le istituzioni europee sull’efficacia della legge di stabilità, indicando informazioni aggiuntive che chiariscano le ragioni e i presupposti degli scostamenti come si legge nel sito del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze). E sempre secondo il MEF entro il 24 ottobre 2014 il Governo risponderà alle richieste di chiarimento.

Ristrutturazioni? Sembra cadere ipotesi IVA al 4%

green building

Oltre ai dubbi in chiave Ue su una possibile riduzione al 4% dell’IVA sulle ristrutturazioni edilizie, l’ipotesi sembra tramontare alla luce del parere negativo espresso dalla Ragioneria Generale dello Stato circa le coperture. Queste avrebbero infatti “giocato” sul contestuale aumento dell’IVA sulle vendite delle nuove abitazioni prima casa vendute dai costruttori. Le associazioni di categoria dei costruttori hanno espresso preoccupazioni temendo nuove ripercussioni sul mercato immobiliare che, dopo anni di profonda crisi, nel I trim del 2014 secondo i dati Istat del 16/10/2014, ha registrato una prima timida ripartenza : +1,3% le convenzioni notarili per trasferimenti di proprietà (rispetto al I trim 2013). E dopo il parere negativo del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, questa mattina è atteso il parere del Ministero dell’Economia.

Confermata detrazione 65% risparmio energetico

casa con classi energetiche

Secondo il disegno di legge di Stabilità approvato il 15 ottobre 2014, nel 2015 saranno confermate le detrazioni per il risparmio energetico (65%). Si tratta di un segnale incoraggiante che offre sicurezza alle piccole imprese che operano nel settore delle energie rinnovabili e della riqualificazione energetica.  Si ricorda che la detrazione del 65% era stata innalzata a questa soglia a partire dal giugno del 2013 (in precedenza era pari al 55%). Confermata nel 2014, arriva così la proroga per l’anno 2005. Tra i principali interventi oggetto della detrazione del 65% Irpef e Ires per gli interventi per il risparmio energetico qualificato degli edifici (green economy) si ricordano:

Disagio imprenditoriale: Sicilia e Umbria ai primi posti

Indice disagio 2014

La terza edizione dell’Indice di Disagio Imprenditoriale (ed. 2014) realizzato da Fondazione Impresa, conferma la Sicilia quale regione in cui gli imprenditori incontrano i maggiori disagi; e sul podio del disagio imprenditoriale salgono anche Umbria e Basilicata. Secondo questa classifica negativa, pubblicata in anteprima da Il Sole 24 Ore del 30 giugno 2014, sono le regioni del Mezzogiorno, in via generale, quelle in cui l’imprenditoria soffre di più anche se, la situazione è critica anche per l’Umbria (la regione del Centro è al 2° posto) mentre nel caso della Lombardia la performance è peggiore rispetto alle altre regioni del Nord d’Italia.  L’Abruzzo ritorna a “competere” con i “meno disagiati” e, così come la Toscana, migliora nettamente la sua posizione. In Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Piemonte gli imprenditori godono invece del un contesto più favorevole.

Procedura di infrazione sui debiti PA

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La Commissione Europea ha aperto la procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto della Direttiva sui Pagamenti. Come segnalato dal  vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani e dalle statistiche di Intrum Justitia, l’Italia è il peggior pagatore in Europa e un’impresa deve attendere in media 165 giorni per vedere saldata una fattura per un servizio prestato alla Pubblica Amministrazione. I ritardi dei pagamenti da parte delle Amministrazioni Pubbliche alle imprese sono troppo lontani da quanto previsto dalla Direttiva Europea che impone 30 giorni di tempo.Anche le piccole imprese stanno soffrendo per i tempi di pagamento e, come illustra un’indagine di Fondazione Impresa, le imprese operanti nei servizi con meno di 20 addetti attendono mediamente 130 giorni, troppi per chi deve “fare i conti” con una recessione non ancora pienamente superata e con la crisi di liquidità.

E la piccola impresa occupa 6 addetti su 10

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Nel giorno della mobilitazione delle piccole imprese indetta da Rete Imprese Italia (18 febbraio 2014) è tutta la microimpresa italiana ad essere al centro dell’attenzione; una realtà imprenditoriale che sta vivendo una situazione difficile, resa ancora più aspra da alcuni nodi irrisolti che ne possono mettere a rischio la stessa sopravvivenza. Le piccole imprese sono ad esempio sfavorite da una burocrazia opprimente, da un livello di tassazione molto elevato e da costi energetici nettamente superiori rispetto alla media europea. Eppure nonostante tutte queste difficoltà le piccole imprese fino a 20 addetti impiegano il 57,5% degli occupati dell’industria e dei servizi. Scarica lo studio Analisi occupazione

Trentino in cima all’Indice di Green Economy. Sul podio Umbria e Marche

Mappa Indice Green Economy 2013

Secondo l’Indice di Green Economy 2013 realizzato da Fondazione Impresa, Trentino Alto Adige, Umbria e Marche sono le regioni più green d’Italia. In particolare, il Trentino Alto Adige (1° classificato) svetta da solo in cima alla classifica, totalizzando un punteggio (1,004) che stacca di molto quello totalizzato dalla 2° classificata Umbria (0,280) e dalla 3° classificata Marche (0,209). In via generale, la classifica stilata da Fondazione Impresa e pubblicata in anteprima su Corriere Economia del 20 gennaio 2014, restituisce la fotografia di un’Italia nella quale le regioni meridionali ottengono piazzamenti prevalentemente peggiori rispetto a quelle del Centro-Nord. Fanno eccezione l’Abruzzo (8° che migliora di 5 posizioni rispetto al 2012), solo in parte la Sardegna (11°) e la Basilicata (12°) che si posizionano meglio della Lombardia (13°) e la Liguria (15°) che si ritrova ancora dietro la Calabria (14°).

Innovazione e piccola impresa

innovazione

La recessione che ha caratterizzato l’economia italiana nel 2013 e i timidi segnali di ripresa emersi nel I semestre del 2014 stanno determinando un rallentamento del tasso di innovazione delle imprese. Secondo quanto emerge dall’ultima indagine di Fondazione Impresa sull’Innovazione (2014), i processi di innovazione intrapresi dalle piccole imprese con meno di 20 addetti, negli ultimi due anni, risultano in discesa rispetto a quanto avvento nel biennio 2010-2011 che era stato caratterizzato da una fase di ripresa economica. In particolare, negli ultimi due anni (biennio 2013-2014) meno di un’impresa su cinque (il 19,8%) ha introdotto almeno un’innovazione, rispetto al 29,3% registrato nel biennio 2010-2011. In altre parole, con la seconda ondata di crisi economica il tasso di innovazione delle piccole imprese è sceso di circa 10 punti percentuali. La caduta del tasso di innovazione è sostanzialmente comune a tutte e quattro le ripartizioni geografiche, anche se questa è avvenuta a partire da livelli diversi e sono le realtà del Nord d’Italia che sperimentano i tassi di innovazione più elevati: il 22,7% delle aziende nel Nord Ovest ha introdotto innovazioni, il 22,3% nel Nord Est mentre nel caso del resto d’Italia la propensione all’innovazione è stata nettamente inferiore (il 15,9% per il Centro Italia e il 16,7% per il Mezzogiorno). Perché gli imprenditori hanno rinunciato all’innovazione? Emerge, in primis, come la crisi economica (indicata dal 30,4% degli intervistati come motivo della rinuncia ad intraprendere processi di innovazione) rappresenti un elemento importante ma non l’unica ragione. Oltre alla crisi, i principali motivi della mancata introduzione di innovazioni insistono sul fatto che questi investimenti non sono stati ritenuti necessari per soddisfare la clientela (31,8%) o perché sono stati già introdotti in precedenza (27,8%) e quindi, almeno in questa fase, possono essere rimandati più in là nel tempo. Questi risultati indicano come l’innovazione nella piccola impresa manifatturiera avvenga “a salti” e non sempre in modo continuativo; si realizza quindi a cicli sulla base delle specifiche esigenze delle piccole imprese stesse. La valutazione dell’introduzione dell’innovazione dipende dalle necessità di rafforzare il proprio mercato di riferimento ma anche dall’attenta valutazione delle fasi di crisi economica, specie quelle lunghe e intense come quella vissuta, in cui mantenere la liquidità o ridurre l’indebitamento rimandando gli investimenti a “tempi migliori” può anche garantire la sopravvivenza aziendale. Scarica lo studio di Fondazione Impresa INDAGINE INNOVAZIONE 2014