Riparte credito PMI: una prima inversione di tendenza

credito che riparte

Nonostante le operazioni messe in campo dalla Banca Centrale Europea non abbiano ancora consentito una piena ripresa del credito per le imprese, si è verificata una prima inversione di tendenza. Nel mese di marzo del 2015, in cui agli effetti delle TLTRO si è aggiunto il QE (Quantitative Easing), riparte il credito alle PMI: gli impieghi vivi verso le imprese con meno di 20 addetti sono aumentati dello 0,4% rispetto a febbraio del 2015 passando da 141,2 miliardi di euro a 141,8 miliardi di euro. Al risultato nazionale – puntualizzano i ricercatori di Fondazione Impresa – concorrono la stragrande maggioranza delle regioni (18/20 in terreno positivo) e delle province (93/110) italiane; si tratta di un segnale che conferma come, dopo la stretta creditizia (credit crunch), la ripresa dei prestiti stia divenendo tangibile anche se ancora su livelli contenuti. Scarica lo studio completo pubblicato in anteprima da Il Sole 24 Ore del 22 giugno 2015. PRIMI EFFETTI MISURE CREDITO

Freni alla ripresa: il disagio imprenditoriale

Disagio 2015

La quarta edizione dell’Indice di Disagio Imprenditoriale (2015) realizzato da Fondazione Impresa, rimescola la classifica delle difficoltà delle imprese. È questa volta la Sardegna la regione dove si registra il maggior Disagio Imprenditoriale (6° nell’indice del 2014); e se il 2° posto della Sicilia rimarca – a meno di una posizione – il risultato dell’anno precedente, sul gradino più basso del podio (3° posto) si inserisce la Calabria; al 4° posto compaiono “a sorpresa” le Marche che perdono 4 posti in un anno. Secondo questa classifica negativa sono le regioni del Mezzogiorno, in via generale, quelle in cui l’imprenditoria soffre di più anche se la situazione non è favorevole nemmeno nel Centro Italia: oltre al risultato negativo delle Marche si fa presente anche l’8° posto dell’Umbria (nonostante il recupero di 4 posizioni); con riferimento al Nord si registra un lieve miglioramento in Lombardia ma soprattutto in Friuli Venezia Giulia e in Veneto che si posizionano nella parte bassa (ovvero buona) della classifica. In particolare, il Friuli Venezia Giulia migliora di 6 posizioni e si inserisce nella top 3 dei meno “disagiati” che comprende anche la Valle d’Aosta e l’“irraggiungibile” Trentino Alto Adige. Scarica lo studio completo pubblicato in anteprima da Il Sole 24 Ore del 25 maggio 2015. Indice di disagio imprenditoriale 2015

Davide contro Golia: piccole imprese assumono

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Lo studio “Davide contro Golia” ha valutato l’andamento del lavoro dipendente del settore privato per classi di addetti di impresa con uno specifico interesse per le microimprese (0-9 addetti) e per le grandi imprese (250 addetti e più) che sono le due realtà imprenditoriali che impiegano più lavoratori dipendenti (il 54,6% del totale). Nello specifico le analisi effettuate, sulla base di dati Istat, hanno consentito di dimostrare come sia stata la piccola impresa a curare meglio l’occupazione. Scarica lo studio completo pubblicato in anteprima da Corriere Economia del 4 maggio 2015. Davide contro Golia 

Tempi pagamento oltre i 100 giorni

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Nonostante l’Italia sia stato uno dei primi Paesi dell’UE a recepire la Direttiva sui tempi di pagamento (entrata in vigore nel 2013, con l’intento di ridurre i ritardi dei pagamenti e di mitigare i problemi di liquidità incontrati dalle PMI), i tempi di attesa rimangono superiori ai termini previsti (30 giorni per la PA e 60 giorni per i privati). Si fa presente che nel giugno 2014 la Commissione Europea, dopo vari avvertimenti, ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto della Direttiva (procedura nr. 2014-2143). L’ultima indagine effettuata da Fondazione Impresa su un campione di mille imprese (con meno di 20 addetti) indica che i tempi di pagamento in Italia non stanno diminuendo in modo significativo e rimangono al di sopra dei termini previsti dalla Direttiva: le piccole imprese attendono più di 100 giorni nei rapporti con la PA (102,3) mentre per quanto riguarda le prestazioni verso i privati i tempi medi di pagamento sono appena al di sotto degli 80 giorni (79,7). Scarica lo studio pubblicato il 20/04/2015 in anteprima da Il Sole 24 Ore TEMPI PAGAMENTO MAR 2015

Nord Est alla riscossa: piccole imprese assumeranno

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“Le piccole imprese del Nord Est sono gli attori della ripresa e si sentono, più di tutte le altre, fuori dalla lunga recessione. La tempesta sembra passata tant’è che nel primo semestre del 2015 le imprese con meno di 20 addetti stimano di registrare il segno più in tutte le variabili economiche prese in esame e di aumentare l’occupazione. La spinta occupazionale – segnalano i ricercatori di Fondazione Impresa che hanno misurato il sentiment delle piccole imprese per il 2015 – indica come la crisi sia quasi alle spalle e come i nuovi sgravi introdotti siano d’interesse anche per le piccole imprese. In Veneto circa 2 imprese su 10 assumeranno nuovo personale a tempo indeterminato nel 2015 mentre altre 4 imprese stanno valutando la fattibilità. Certamente esistono ancora alcune criticità, specie nel commercio e nell’artigianato, ma considerando la crisi come un tunnel lungo 100 metri, le piccole imprese venete si ritrovano davanti a tutte e più prossime all’uscita (al metro 73,1); si posizionano 10 metri più avanti rispetto alla media italiana (62,5 m) e staccano di quasi 5 metri quelle del Nord Ovest che si fermano al metro 68,6. In particolare, sono le imprese delle province di Vicenza (77,2 m), di Padova (76,3 m) e di Verona (74,9 m) a guidare la ripresa mentre con riferimento ai settori economici le migliori performance sono state registrate, in Veneto, per i servizi (76,8 m) e per il manifatturiero (76,4 m). Insieme ai segnali positivi sull’occupazione – puntualizzano i ricercatori di Fondazione Impresa – continua la spinta delle esportazioni (le previsioni per la prima parte del 2015 indicano un +2,3% per il Nord Est e addirittura +2,6% per il Veneto); si fa presente che, con riferimento alle piccole imprese intervistate che operano nella manifattura a Nord Est, il 44% del fatturato proviene dalle vendite all’estero (indice dell’elevata internazionalizzazione delle piccole imprese). E se il tasso di cambio euro/dollaro si manterrà sui livelli attuali (intorno alla parità) i volumi di crescita dell’export potrebbero risultare superiori alle previsioni con un beneficio indiretto anche sulla domanda interna.” Scarica il comunicato stampa.  Com Stampa_Nord Est guida ripresa    

Risultati X Osservatorio – Piccole imprese fuori dal tunnel?

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Per le piccole imprese italiane la luce, ovvero la fine del tunnel della crisi, si avvicina anche se lentamente. Dopo la prima inversione di tendenza registrata nella rilevazione di un anno fa (VIII Osservatorio Congiunturale di Fondazione Impresa) e l’avanzamento più sostanziale di 2,8 metri registrato nella penultima edizione (IX Osservatorio), il passo in avanti prosegue ma questa volta è più contenuto (+0,7 metri): le imprese si posizionano in media al metro 62,5. Le piccole realtà imprenditoriali operanti nei servizi si posizionano davanti a tutti (73,1 m) ma il loro vantaggio sulle piccole imprese manifatturiere è ormai una questione di centimetri: la manifattura si colloca al metro 72,8 m con un guadagno di 1,5 m rispetto al semestre precedente; bene anche il Nord Est che guida la classifca territoriale dal metro 72,6. Il punto più arduo della crisi sembra finalmente superato tant’è che dopo molti periodi in rosso, nel II semestre del 2014 l’occupazione è tornata a crescere nelle piccole imprese: +0,1% rispetto al semestre precedente. Questi i risultati salienti dell’Osservatorio Congiunturale di Fondazione Impresa, giunto alla X edizione e pubblicato in anteprima da Il Sole 24 Ore del 23 febbraio 2015. X OSSERVATORIO FONDAZIONE IMPRESA
L’artigianato sale di 0,5 metri e rimane ancora al di sotto della soglia 60 metri (59,5). Si tratta di un dato più basso della media (62,5 m.) e lontano dalle “cugine” piccole imprese manifatturiere che guidano invece la fuoriuscita dal tunnel in un testa a testa con i servizi. Rispetto all’artigianato risulta ancora più lenta la risalita per il commercio (+0,2 metri): questo settore è ultimo e sempre più indietro rispetto a tutti gli altri comparti e si colloca poco oltre la metà del tunnel (52,2 m). A livello territoriale davanti a tutti si ritrovano le piccole aziende del Nord Est (72,6 metri) che avanzano di 1,2 metri mentre per il Nord Ovest la risalita è più contenuta: +0,9 metri rispetto al primo semestre del 2014 con un dato puntuale di 68,6 metri. Le piccole imprese del Centro seguono ad una certa distanza (57,3 metri) e hanno sperimentato un avanzamento di appena 0,2 m. Il Mezzogiorno, confermando le difficoltà riscontrate nell’analisi delle variabili dell’Osservatorio Congiunturale, si posiziona ultimo al di sotto della soglia dei 53 m e rispetto al semestre precedente registra anche un arretramento (di 0,2 metri). Scarica lo studio X OSSERVATORIO FONDAZIONE IMPRESA

Piccola impresa fucina apprendistato

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Gli apprendisti sono la terza forza occupazionale nell’industria e nei servizi, dopo operai e impiegati. In Italia, si attestano a quasi 455 mila unità e rappresentano il 3,9% degli occupati dipendenti (anno 2012). Si tratta di un fenomeno importante e non trascurabile tant’è che gli apprendisti sono più numerosi dei quadri (le cosiddette “linee intermedie” si fermano, infatti, poco sopra la soglia delle 420 mila unità). Prendendo in esame la ripartizione dell’occupazione nelle imprese per classe di addetti, si verifica come l’incidenza degli apprendisti sia più marcata nelle piccole imprese (intese qui secondo la definizione fornita dalla Commissione Europea che in relazione agli addetti considera “piccole imprese” tutte le realtà aziendali con meno di 50 addetti): nelle piccole imprese l’incidenza degli apprendisti raggiunge il 6,1%, una quota più che tripla rispetto a quanto si riscontra nelle medie imprese e più che quadrupla rispetto alle grandi imprese (evidenziano rispettivamente quote dell’1,8% e dell’1,4%). Si pensi che nel caso delle microimprese (<10 addetti) l’incidenza degli apprendisti raggiunge quota 8,0%. Scarica lo studio di Fondazione Impresa pubblicato in anteprima da Il Sole 24 Ore di lunedì 29 dicembre 2014 -  Piccola impresa apprendistato

Indice Green Economy: spazio per tutti

Indice green economy 2014

La classifica della Green Economy 2014, stilata da Fondazione Impresa, restituisce la  fotografia di un’Italia “a macchia di leopardo” dove i classici squilibri Nord-Sud vengono superati e dove l’economia verde è “patrimonio di tutti”: in questa edizione dell’Indice di Green Economy, ai primi 10 posti della classifica si trovano 4 regioni del Nord (Trentino Alto Adige 1°, Valle d’Aosta 3°, Veneto 9° ed Emilia Romagna 10°) 3 del Centro (Marche 2°, Toscana 5° e Umbria 7°) e 3 del Mezzogiorno (l’Abruzzo è 4° ad un passo dal podio della Green Economy, la Basilicata è al 6° posto e la Calabria all’8°). Scarica lo studio completo di Fondazione Impresa pubblicato in anteprima da Corriere Economia del 2 febbraio 2015 – Indice di green economy 2014

STRESS TEST – banche italiane solide

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Il sistema bancario italiano è solido. Con queste poche parole si possono riassumere i risultati della Comprehensive Assessment (valutazione approfondita) effettuata dalla Banca Centrale Europea (BCE) in collaborazione con le rispettive autorità nazionali di vigilanza. In estrema sintesi, sulla base delle informazioni disponibili a fine settembre 2014 – che dunque contemplano anche le misure adottate dalla banche italiane nel 2014 per rafforzare il capitale, (insieme ad altre misure straordinarie) emerge che: – solamente 2 banche italiane su 15 non passerebbero lo stress test per una carenza complessiva inferiore a 3 miliardi di euro; – di converso, le altre 13 banche, presenterebbero una eccedenza complessiva pari a 25,5 miliardi di euro.

Procedura di infrazione sui debiti PA

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La Commissione Europea ha aperto la procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto della Direttiva sui Pagamenti. Come segnalato dal  vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani e dalle statistiche di Intrum Justitia, l’Italia è il peggior pagatore in Europa e un’impresa deve attendere in media 165 giorni per vedere saldata una fattura per un servizio prestato alla Pubblica Amministrazione. I ritardi dei pagamenti da parte delle Amministrazioni Pubbliche alle imprese sono troppo lontani da quanto previsto dalla Direttiva Europea che impone 30 giorni di tempo.Anche le piccole imprese stanno soffrendo per i tempi di pagamento e, come illustra un’indagine di Fondazione Impresa, le imprese operanti nei servizi con meno di 20 addetti attendono mediamente 130 giorni, troppi per chi deve “fare i conti” con una recessione non ancora pienamente superata e con la crisi di liquidità.

E la piccola impresa occupa 6 addetti su 10

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Nel giorno della mobilitazione delle piccole imprese indetta da Rete Imprese Italia (18 febbraio 2014) è tutta la microimpresa italiana ad essere al centro dell’attenzione; una realtà imprenditoriale che sta vivendo una situazione difficile, resa ancora più aspra da alcuni nodi irrisolti che ne possono mettere a rischio la stessa sopravvivenza. Le piccole imprese sono ad esempio sfavorite da una burocrazia opprimente, da un livello di tassazione molto elevato e da costi energetici nettamente superiori rispetto alla media europea. Eppure nonostante tutte queste difficoltà le piccole imprese fino a 20 addetti impiegano il 57,5% degli occupati dell’industria e dei servizi. Scarica lo studio Analisi occupazione

Perdite su crediti: deducibilità integrale in un anno

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Dal Consiglio dei Ministri del 23 giugno 2015 emergono novità importanti per il sistema creditizio che si allinea così a Francia, Germania e Regno Unito per trattamento fiscale delle perdite sui crediti. Gli intermediari finanziari e le imprese di assicurazione potranno “beneficiare” del regime annuale di deducibilità (ai fini Ires e Irap) delle svalutazioni/perdite su crediti. Si fa presente che, fino al 2013, era previsto che la deducibilità avvenisse in 18 anni e su questa distorsione era già intervenuto il Governo Letta nel 2013 riducendola a 5 anni. Questa norma viene anche accompagnata da un provvedimento che renderà più semplice la riscossione dei crediti. Queste misure, secondo quanto indicato dal presidente del Consiglio Renzi, contribuiranno a far ripartire il sistema dei finanziamenti e del credito. Si fa presente che le misure intraprese a livello nazionale si aggiungono alle operazioni introdotte dalla Banca Centrale Europea (prestiti TLTRO e Quantitative Easing) che stanno contribuendo alla ripresa del credito in Italia. Un recente studio di Fondazione Impresa, pubblicato in anteprima da Il Sole 24 Ore del 22 giugno 2015,  indica come tra la fine di febbraio e la fine di marzo del 2015 gli impieghi vivi alle piccole imprese siano cresciuti dello 0,4%: una prima inversione di tendenza dopo almeno tre anni di profondo credit crunch; per 18 regioni italiane si registra il segno più (in testa il Piemonte +0,9%) mentre per Puglia (-0,2%) e Marche (-0,4%) la stretta creditizia è ancora realtà. A livello provinciale, in 93 casi su 110 gli impieghi vivi alle piccole imprese sono in crescita; persiste il segno meno per Matera, Catania, Arezzo, Avellino, Savona, Enna, Viterbo, Crotone, Fermo, Foggia, Pescara, Olbia-Tempio, Gorizia, Bari, Macerata, Lodi e Pesaro-Urbino. Scarica lo studio di Fondazione Impresa PRIMI EFFETTI MISURE CREDITO